Taglio dei parlamentari e piagnoni a 5 stelle terrorizzati dalle urne

Le forze politiche devono tacere sul taglio dei parlamentari, perché è una recita insopportabile. Aver messo in calendario la “riforma” per giovedì prossimo non sposta nulla in termini di attuazione della riduzione dei deputati e senatori. Stanno facendo manfrina. Quando Salvini ha detto “tagliamo e votiamo” lo hanno al solito insultato. Dicendo che così la riforma entra in vigore nella legislatura successiva a quella per cui andremmo a votare con elezioni anticipate. Con la cantilena del Parlamento prossimo già delegittimato in partenza.

Piagnoni terrorizzati dalle urne – – I piagnoni terrorizzati dalle urne hanno tentato di far colpo così sugli elettori, che non sono tenuti a conoscere le leggi. Ora, a parte il fatto che è proprio la riforma a posticipare l’entrata in vigore del taglio degli onorevoli se si vota prima del previsto e quindi potevano pensarci quando l’hanno approvata; dovrebbero farci sapere che cosa succede invece se non si va alle urne anticipatamente.

Ve lo diciamo noi: il taglio vale comunque tra quattro anni, ovvero quando si voterà. A meno che tra le frottole di Di Maio possa esserci ora una diavoleria che fa sparire d’incanto 345 parlamentari a legislatura in corso.

Imbroglio mediatico – – Un imbroglio mediatico dunque. Il taglio vale fra cinque anni se si vota anticipatamente; vale fra quattro se la legislatura finisce ordinariamente.

L’argomento, dunque, è assolutamente inconsistente, aldilà del merito su una riforma che sa tanto di demagogia e che non affronta il tema della rappresentanza, che sarebbe inevitabilmente ridotta. Anche se comunque è una scelta legittima, la tempistica non c’entra assolutamente nulla.

Il tema non sono le poltrone di domani o dopodomani ma quelle di oggi. Ed è questo il solo motivo per cui i grillini di attaccano come meduse al corpo dei bagnanti. Devono dire la verità al popolo, e cioè che un’occasione come quella che hanno assaporato non gli capiterà mai più. Anche se dovessero allearsi col partito di Bibbiano…

Francesco Storace

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