Caso Regeni, Gentiloni: in ultima ipotesi, rottura totale delle relazioni con l’Egitto

 

gentiloni-pdIl ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, di ritorno dal vertice dei G7 in Giappone, avrà oggi un primo colloquio sul caso Regeni con l’ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, richiamato a Roma per consultazioni dopo il fallimento del vertice tra gli inquirenti italiani ed egiziani di venerdì scorso. L’incontro non dovrebbe avvenire prima del pomeriggio e servirà per studiare e mettere a punto eventuali nuove misure per accentuare la pressione sulle autorità del Cairo affinché collaborino nelle indagini sulla morte del giovane ricercatore italiano.

Il richiamo di Massari in Italia è infatti solo il primo passo tra quelli che il nostro Paese può attuare, in un’escalation che prevede in ultima ipotesi la rottura totale delle relazioni. Si tratta di un provvedimento provvisorio ed eventualmente revocabile, che costringe l’Egitto a fare delle valutazioni approfondite sulla sua reale intenzione di collaborare pienamente all’indagine sulla morte di Regeni, ma che potrebbe non bastare, richiedendo altre misure non solo simboliche e invece capaci di avere effetti immediati sugli scambi culturali, i rapporti economici e le relazioni politico-diplomatiche tra i due Paesi.Di questo cominceranno a discutere domani Gentiloni e Massari.

In occasione della riunione dei Sette Grandi a Hiroshima, il titolare della Farnesina ha già chiesto il sostegno dell’intera Unione europea alla causa italiana: il ministro continua comunque a muoversi tenendo debitamente separate le iniziative diplomatiche da quelle economiche. Il rischio è infatti che le numerose aziende italiane attive in Egitto possano rimanere danneggiate dall’interruzione dei rapporti commerciali tra i due Paesi.Per questa ragione i prossimi provvedimenti dovrebbero avere effetti, in primis, sulla cooperazione culturale con l’Egitto, ad esempio prevedendo un allentamento degli scambi e delle intese tra università.

Il ministero degli Esteri potrebbe rivolgere una raccomandazione ai ricercatori italiani a non recarsi in Egitto, e a quelli che si trovano già nel Paese a rientrare in Italia. Il governo di Roma potrebbe ricorrere anche agli avvisi ai turisti, inserendo l’Egitto nella “black list” aggiornata dalla Farnesina dei Paesi ritenuti non sicuri, sconsigliandone i viaggi ai nostri connazionali.

In assenza di segnali incoraggianti, a questo potrebbe seguire un congelamento dei vertici intergovernativi tra i due Paesi. Quello previsto nel 2016 con ogni probabilità non si terrà, ed è difficile pensare a una partecipazione italiana fino a quando non si arriverà alla “verità, quella vera, non di comodo” sulla morte di Regeni. Su questa linea, è possibile anche l’attuazione di un “downgrade” del livello dei contatti, con missioni e consultazioni che non vedrebbero più impegnati capi di governo e ministri, ma sottosegretari, funzionari, capi dipartimento.

Il nostro Paese potrebbe inoltre presentare il dossier Regeni alle Nazioni unite, sollecitandone un intervento sanzionatorio ai danni del Cairo per il mancato rispetto dei diritti umani in Egitto e per il reato di tortura. Intervento che potrebbe essere richiesto anche alla Banca mondiale, i cui finanziamenti ai singoli Paesi sono strettamente legati alla realizzazione di alcune condizioni, come appunto il rispetto dei diritti umani. Misure economiche che si incrocerebbero con l’eventuale blocco degli accordi commerciali bilaterali, quelli futuri e quelli già in essere. L’interscambio commerciale supera oggi i 5 miliardi di euro, con un export in crescita fino ad oltre i 2 miliardi. (askanews)

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1 Commento per “Caso Regeni, Gentiloni: in ultima ipotesi, rottura totale delle relazioni con l’Egitto”

  1. Regeni è stato usato dai servizi britannici, per farsi ammazzare e dare la scusa ai pupari di Renzi per eliminare dalla scena egiziana l’Italia e le nostre aziende.
    Notevole è la diversità di atteggiamento tra il caso egiziano rispetto al caso indiano dove hanno rapito due militari italiani in divisa.

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