Ira dello Zimbabwe «E chi è il leone Cecil? Se moriamo noi nessuno ne parla»

«E chi è il leone Cecil?». Zimbabwe scandalizzato per le reazioni occidentali: «Se moriamo noi, nessuno si lamenta»
di Leone Grotti

leone

Il paese africano è dominato dalla infinita dittatura di Robert Mugabe e solo il 20 per cento della popolazione ha un lavoro. La popolazione gradirebbe dall’Occidente ben altre attenzioni

«E chi è il leone Cecil?». La risposta che il ministro dell’Informazione dello Zimbabwe, Prisca Mupfumira, ha dato ai giornalisti occidentali che gli chiedevano un commento sull’uccisione del famoso felino del parco nazionale Hwange, dice molto della frenesia eccessiva che ha travolto i media occidentali.

DIFFERENZE. Mentre davanti allo studio dentistico di proprietà del cacciatore del Minnesota Walter Palmer, ora accusato di bracconaggio per aver ucciso Cecil in modo illegale, si riunivano centinaia di persone per protestare e augurargli di «marcire all’inferno» ed «essere impiccato», le ultime notizie sul caso venivano appena accennate nelle pagine interne dei giornali locali.

«TUTTO PER UN LEONE?». Nel paese dove l’80 per cento della popolazione non ha un lavoro, la morte di un felino, per quanto meraviglioso, non sembra un grande problema. «State dicendo che tutto questo casino riguarda un leone morto? I leoni in questo paese vengono uccisi tutti i giorni», spiega a Reuters Tryphina Kaseke, che vende abiti usati nella capitale Harare. «Che cos’ha di speciale questo [esemplare]?».

UOMINI DIVORATI. Nel paese africano i leoni non sono materiale da zoo. Sono considerati o una fonte di guadagno, sia per i safari che per la vendita di carne, o un pericolo. Capita spesso, infatti, che qualche abitante venga sbranato. «Perché gli americani si preoccupano più di quanto ci preoccupiamo noi?», si chiede incredulo Joseph Mabuwa. «Non li abbiamo mai sentiti far sentire la propria voce quando dei paesani venivano divorati dai leoni o uccisi dagli elefanti a Hwange».

Notizie del genere non sono così rare sui media locali. Nell’aprile del 2014, a Hwange, un leone ha divorato un bambino di sette anni, mentre si recava a casa di un suo amico. Tre mesi fa, invece, un 14enne è stato sbranato in un villaggio mentre dormiva in un campo. Del ragazzo è stata ritrovata solo la testa.

REGIME DI MUGABE. Le reazioni degli abitanti dello Zimbabwe sono comprensibili. Gli africani probabilmente sarebbero ben felici se gli occidentali si occupassero di loro. Non per protestare contro la morte di un leone però, bensì per porre fine alla dittatura di Robert Mugabe, 91enne presidente del paese fin dal 1987, criminale internazionale che ha demolito il suo paese gettando il popolo nella disperazione.

 Tempi.it

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Ma la ridicola saga occidentale non finisce qui. Montata ad arte forse per arrivare denaro nelle casse dei soliti animalisti, la favola continua ora con i cuccioli del vecchio leone

“Si temeva che i cuccioli potessero essere uccisi dal nuovo maschio dominante del branco e invece gli studiosi dell’universita’ di Oxford che avevamo nesso il collare a Cecil rassicurano: i cuccioli di Cecil sono sotto la protezione dello “zio” che li ha adottati, unendoli ai propri cuccioli.
David Macdonald, il responsabile del team che lavora al progetto dell’Oxford University Wildlife Conservation Unit, ha assicurato che Jericho probabilmente difendera’ i cuccioli proprio come se fossero i suoi, allontanando gli altri maschi che potrebbero voler approfittare del vuoto di potere lasciato da Cecil e magari procreare con le femmine del branco una nuova progenie. “Nella societa’ dei leoni, la legge e’ che quando muore un leone il suo gruppo indebolito viene spodestato e i maschi subentranti ne uccidono la progenie. Ma stavolta potrebbe non accadere perche’ il fratello di Cecil tiene ancora le redini”. Nei giorni scorsi Mcdonald aveva invece allertato del rischio che la morte del leone ne portasse a cascate anche altre.”

E figuriamoci! Piu la situazione si paventa disastrosa, piu’ fa effetto sulle menti fragili della gente che ormai non è piu’ capace di ragionare col proprio cervello e si lascia abbindolare.

La guida del dentista Theo Bronkhorst, esperto in safari, dice che questa è solo una sceneggiata montata ad arte.



   

 

 

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