Fininvest deve versare altri 246mila euro alla tessera n.1 del Pd

La Fininvest di Silvio Berlusconi dovrà versare come danni non patrimoniali alla Cir della famiglia De Benedetti  246mila euro e non i 32 milioni di euro richiesti. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano nella causa civile ‘bis’ sulla vicenda del Lodo Mondadori.

Questo il video in cui De Benedetti sbugiarda se stesso

DE BENEDETTI FELICISSIMO E SODDISFATTO DOPO L’ACCORDO CON BERLUSCONI
Storica intervista a De Benedetti, fatta appena dopo l’accordo con Berlusconi nel 1991 per la spartizione della Mondadori. Guardatela. E notate la felicità di De Benedetti. Che non sembra uno che ha appena subito il più grande torto della storia dell’imprenditoria italiana, no? Era felicissimo: “auguro a Berlusconi ogni successo”. Ma dopo cambiò idea…..

 

Poi la Cir della famiglia De Benedetti aveva chiesto alla Fininvest di Silvio Berlusconi il risarcimento di altri 32 milioni di euro per danni non patrimoniali per la vicenda del Lodo Mondadori, ai quali, secondo i legali della Cir, ne andavano sommati altri 60 circa per interessi e spese legali, per un totale che si avvicinava alla cifra spropositata di 100 milioni di euro. Il giudice, però, nel suo provvedimento, depositato venerdì, ha riconosciuto a Cir un danno non patrimoniale per soli 246mila euro. Il procedimento era stato avviato a dicembre del 2013 in seguito al deposito di un nuovo atto di citazione con cui i legali di Cir hanno chiesto al gruppo dell’ex Cavaliere la liquidazione dei danni non patrimoniali quantificati “in misura non inferiore a 32 milioni” più altri 60 per interessi e spese legali.

La richiesta era stata avanzata dopo che la Cassazione, nel settembre 2013, nel condannare definitivamente la Fininvest a versare 494 milioni all’editore del gruppo Repubblica-Espresso per i danni patrimoniali, aveva demandato ad altro giudice la liquidazione di quelli non patrimoniali. E ciò per via della “lesione del diritto ad un giudizio reso da un giudice imparziale” sulla scorta dell’ ormai definitiva constatazione, sia in sede penale che civile, dell’accertamento di “un plurioffensivo fatto di corruzione”. E cioè la tangente di circa 400 milioni di lire versata al giudice Vittorio Metta, l’estensore del verdetto della Corte d’Appello civile di Roma che nel 1991 ribaltò l’iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti consegnando la casa editrice Mondadori a Silvio Berlusconi



   

 

 

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