Amato ha ammesso che l’idea dietro il Trattato di Lisbona è di riportare l’Europa al Medioevo

giuliano

22 apr – Giuliano Amato, uno degli architetti del trattato di Lisbona, ha ammesso che il pensiero dietro il Trattato è di riportare l’Europa al Medioevo, in una conferenza organizzata dalla Fondazione Walter Hallstein presso l’Università Humboldt di Berlino.

Amato è colui che nel 2005 fu incaricato di riconfezionare il fallito “Trattato Costituzionale” dopo i referendum francese e olandese. Alla testa di un gruppo di cosiddetti “saggi” finanziato dalla Fondazione Bosch e chiamato Action Committee for European Democracy, più noto come “Amato Group”, l’ex Premier italiano produsse il testo dell’odierno Trattato di Lisbona, che a parte qualche cambiamento cosmetico è essenzialmente uguale al trattato costituzionale. Numerosi membri del Gruppo Amato sono anche membri del neonato European Council on Foreign Relations fondato da George Soros.

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Alla conferenza di Berlino, in risposta a Daniel Buchmann del Movimento Giovanile di LaRouche (LYM), che voleva sapere se Amato sia ancora favorevole ad un sistema medievale di diritto globale, come affermò in una famosa intervista a Barbara Spinelli, il “dottor sottile” ha affermato che l’umanità è vissuta senza stati nazionali per la maggior parte della sua storia, che le nazioni sono state inventate nel XVI secolo e hanno raggiunto l’apice nel XX, ma ora sono “sfidate da molte sfide” (sic). Amato dimentica che durante la maggior parte della sua storia, quando non c’erano le nazioni, la popolazione era trattata come le bestie da un’oligarchia che si considerava investita di autorità divina. L’Europa che dovrebbe emergere dal trattato di Lisbona non è un sostituto o un’alternativa allo stato nazionale, ha detto Amato, ma piuttosto “un ermafrodito” che possiede entrambi i componenti: la parte istituzionale al di sopra dello stato, e i cittadini (s’intende, “d’Europa” e non di specifiche nazioni) al di sotto.

Amato si è anche difeso dalle accuse di Buchmann e di un altro attivista del LYM, James Rea, che gli hanno rinfacciato di voler promuovere un disegno imperiale e quindi bellicoso. Gli imperi, ha sostenuto Amato, sono il portato di “dinastie nazionali” che lanciavano le loro nazioni in guerra l’una con l’altra. In realtà, gli intenti bellicosi li aveva malcelati Amato nella sua relazione, sottolineando la necessità di costruire una polizia anti-terrorismo europea e un esercito comune europeo.

In risposta ad un altro intervento di un attivista del LYM sulla crisi alimentare, Amato ha negato il ruolo centrale della speculazione, affermando che la crisi è dovuta all’aumento dei commensali sulla tavola mondiale.

Non sollecitato, Amato si è anche scagliato contro il ministro Tremonti, accusandolo di fomentare l’opinione pubblica contro un “nemico” (la speculazione) senza avere i mezzi per combatterlo. Ma egli stesso ha fatto riferimento agli articoli 81 e 82 dei trattati europei vigenti, mostrando di sapere che tali strumenti potenzialmente esistono.

Da vero sofista, Amato ha suggerito di non attaccare il No irlandese, ma di produrre idee per ratificare il trattato di Lisbona senza doverlo riscrivere o organizzare un altro referendum. Sulla stessa linea sofistica, ha caldeggiato l’idea di un “referendum europeo invece che dei referendum nazionali”, perché quest’ultimi tenderebbero a mischiare il malcontento nazionale con i temi europei. Spingendo questa tesi all’assurdo, Amato ha sostenuto che il No irlandese era in realtà un Sì all’Europa.

Movisol 22 luglio 2008



   

 

 

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