Quirinale, Crosetto: “Siamo sotto ricatto dei mercati e della Bce”

crosetto

di Tobia Di Stefano – «Guardi io non so se ci sia davvero l’intenzione di trasferire una parte consistente dei nostri Btp nel Mes… Penso però che la discussione nata in questi giorni abbia il merito di accendere il faro su un altro problema enorme, la grande quantità di debito italiano, più di un terzo del totale, nelle mani della Bce. Un Paese che dipende da una singola istituzione bancaria, non nazionale, per una percentuale così rilevante, ha una sovranità debole ed il fianco scoperto, che si presta agli attacchi della speculazione finanziaria internazionale. E questo non va bene».

Politica o finanza fa poca differenza, quando parla, Guido Crosetto va dritto al punto. E il punto dell’ultima polemica sulla riforma del patto di Stabilità e sull’ipotesi di un piano predisposto dai consiglieri economici di Draghi (Giavazzi) e Macron (Charles-Henry Weymuller) che prevede il passaggio di 350 miliardi dei nostri Btp dalla Banca centrale europea al Meccanismo europeo di Stabilità è proprio questo. Quanto potere reale resta all’Italia?

Il ricatto dei mercati

«Le faccio un esempio. Metta che domani io o lei dovessimo essere votati dalla maggioranza degli italiani e poi andare a Palazzo Chigi. Magari io e lei non piaciamo ai “mercati” perché non abbiamo i requisiti che vorrebbero, beh, quegli stessi “mercati”, con Bce consenziente, in questo caso, potrebbero decidere di non acquistare le nuove emissioni del nostro debito e quindi (esagero apposta) costringerci a cambiare premier anche se avesse avuto il 100% del consenso. Vuol dire che siamo un Paese sottoposto a possibili ricatti continui da parte della speculazione».

Un po’ quello che era successo con Berlusconi.
«Peggio. Perché i nostri conti oggi sono più negativi rispetto a quelli del 2011 eppure nessuno ha difficoltà a comprare i Btp, questo vuol dire che c’è un elemento “non razionale, non numerico, non esplicito” che va al di là dei numeri».

Il problema è che adesso una parte del nostro debito potrebbe passare al Mes.
«Sarebbe una catastrofe. Mentre l’acquisto e la detenzione dei Btp da parte della Bce è stata una decisione di politica monetaria che non ha comportato impegni per l’Italia, il trasferimento del debito al Mes prevederebbe probabilmente regole rigide da rispettare con poteri di intervento molto invasivi, stante alle regole vigenti per il Mes».

Modello Grecia?
«Ricordiamo tutti quello che è successo alla Grecia. Proprio in base a quel ricordo un anno fa c’è stata un accesissima discussione parlamentare sulla possibilità di far ricorso al Mes per i famosi 20 miliardi per la sanità e la maggioranza si è fermamente opposta. Se adesso quello stesso Mes, uscito dalla finestra, dovesse rientrare dalla porta principale, per un importo 20 volte superiore, sarebbe un po’ strano ma soprattutto molto rischioso…».

Non si fida di Draghi?
«Io mi fido di Draghi nel senso che Draghi ha sempre parlato di Pnrr e mai di Mes. Sono altresì consapevole che sono soprattutto i mercati a fidarsi e a ritenere Draghi una garanzia. Il mio è un giudizio da osservatore del mondo “finanziario” e non politico».

Finanziariamente parlando, meglio Draghi al Quirinale o a Palazzo Chigi?
«Draghi ha dimostrato di essere una garanzia sufficiente a far aumentare il rating nonostante il debito sia il più alto mai raggiunto e l’economia non vada bene. Ne prendo atto. Su che ruolo sia più utile non sta a me dirlo e non mi piace “scommettere” se non sono sicuro di vincere».

Comunque le indiscrezioni sul Mes di questi giorni non sono mai state smentite.
«Infatti. Spero si tratti di uno studio nel quale per puro divertimento intellettuale questi economisti abbiano ipotizzato una possibilità del genere. Le confido che preferisco altre forme di divertimento. Battute a parte a me spaventa di più un’altra ipotesi circolata in questi giorni».

Quale?
«La proposta del direttore generale del Mes, Klaus Regling, di lasciare invariato il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil e di portare dal 60 al 100% quello tra il debito e il Pil».

Beh sarebbero parametri molto meno stringenti…
«Io non la vedo così. A me spaventano le condizioni di rientro che verrebbero chieste a un Paese come l’Italia che sfora di gran lunga anche il parametro del 100% (siamo al 156% ndr). Io penso che fino a quando c’è una crisi economica così profonda per imprese e famiglie il Patto di Stabilità debba essere sospeso».

Crosetto, mi sembra che l’Italia sia entrata in una sorta di circolo vizioso, come se ne esce?
«C’è una sola strada, riacquistare credibilità, forza e quindi sovranità, con la crescita. E la crescita arriva con le riforme del fisco, della burocrazia e della giustizia. Ma se neanche un governo che ha il 95% dei consensi come questo è riuscito a farle, la vedo davvero dura».

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