Lazio, l’ombra della camorra sulla gara per le mascherine

Nicola Zingaretti

E’ sospettata di avere legami con la criminalità organizzata la ditta di Taranto che ha fornito le mascherine alla regione Lazio durante l’emergenza. E’ questa la pista seguita dagli investigatori antimafia, come riporta il quotidiano Domani. L’azienda, l’internazionale Biolife – con 3 dipendenti e un fatturato di appena 330 mila euro -, è riuscita a firmare con l’ente guidato da Nicola Zingaretti un contratto da 27 milioni di euro, incassandone finora quasi 5 milioni. Ma la stessa azienda avrebbe anche rapporti con affiliati a camorra, cosa nostra e gruppi di narcotrafficanti.

Inoltre una fornitura di quasi 2 milioni tra camici e tute isolanti, proveniente dalla Turchia e destinata in parte alla regione Lazio, non è mai arrivata a Roma ed è stata sequestrata dalla procura di Taranto e dalla guardia di finanza, che temevano che la merce non fosse a norma.

L’accordo tra il Lazio e l’azienda di Taranto risale a fine marzo, ma la mancata consegna di buona pare del materiale ordinato ha fatto partire la battaglia legale. La regione ha deciso di rescindere il contratto pur avendo versato già 4,9 milioni di acconto alla società. Ma a preoccupare maggiormente è lo spessore criminale della ditta. Tra quelli che più destano sospetti, come scrive Domani, c’è Antonio Formaro, socio fino ad agosto scorso al 45% di Biolife. I dati investigativi su di lui mostrano abituali incontri con pregiudicati per gravi reati di traffico internazionale di droga ed economico-finanziari. Stando all’amministratore delegato dell’azienda, Luciano Giorgetti, l’uomo non farebbe più parte della società, ma in realtà è ancora un collaboratore, come appreso dal quotidiano diretto da Stefano Feltri. “Noi siamo parte lesa, abbiamo collaborato a stretto contatto con i magistrati di Taranto”, si sono giustificati dalla regione.  liberoquotidiano.it

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