Di Matteo su Bonafede: ho molto altro da dire, lo farò in sede istituzionale

“Lei confermerebbe parola per parola quello che ha detto a telefono con Massimo Giletti?”. A questa domanda di Andrea Purgatori è arrivata la risposta convinta di Nino Di Matteo: “Ci mancherebbe, confermo assolutamente tutto. Non posso accettare che si faccia credere che io abbia detto qualcosa che non corrisponde al vero”.

Il magistrato appare molto calmo e soprattutto convinto del fatto suo: “Se sarò sentito in qualche sede istituzionale – ha aggiunto ad Atlantide, la trasmissione in onda mercoledì sera su La7 – ripeterò i fatti e li circostanzierò. Qui le posso soltanto dire che quello che ho detto è chiaro e lo confermo parola per parola. Ovviamente nella telefonata a Non è l’Arena non ho potuto circostanziare ulteriormente, ma lo farò se verrò sentito in sede istituzionale”.

Insomma, più chiaro di così non si può: un’altra grana per il ministro Alfonso Bonafede, che continua a tirare avanti nonostante il profondo imbarazzo per tutte le vicende spiacevoli che lo hanno investito. liberoquotidiano.it

Caso Di Matteo, Bonafede smentito dal suo vice capo di gabinetto

Per ora l’unica ipotesi storicamente confermata e che rimane in campo, in ordine alla esclusione di Di Matteo da Dap, è quella del diktat dei mafiosi

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Dopo la telefonata in diretta a ‘Non è L’Arena’ su La7 domenica sera, Nino Di Matteo, pm antimafia, componente del Csm, ribadisce la sua versione dei fatti a proposito della mancata nomina alla guida del Dap nel 2018. In una intervista a Repubblica, il magistrato ripercorre i fatti che, a suo parere, portarono il ministro…

Nino Di Matteo 41 bis
“I mafiosi non mi volevano al Dap”, le rivelazioni di Di Matteo

Botta e risposta, durante la trasmissione Non é l’Arena su La7, tra il magistrato Nino Di Matteo e il Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il magistrato ha raccontato che “Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore…

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