Giurista Grassi: “Non c’è governo. I burocrati ministeriali guidano il Paese”

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di Antonio Amorosi – – Ugo Grassi è un giurista italiano. Accademico, con numerose pubblicazioni, ha ricoperto anche il ruolo di direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Il M5S gli ha chiesto di candidarsi per le politiche del 2018. Eletto in Senato ha dichiarato nel 2019 di essere rimasto inascoltato su molti provvedimenti giuridici del governo. Nel dicembre 2019, in dissidio col movimento ha dichiarato: “che mi avete chiamato a fare?” Dopo essersi espresso, in merito all’approvazione del MES, contro la posizione del Movimento 5 Stelle, ha votato contro la risoluzione della maggioranza ed ha aderito alla Lega.

Senatore anche lei sostiene, come il giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, che i provvedimenti adottati dal governo nel periodo Coronavirus abbiano violato ogni giorno lo Stato di diritto? 



“Ogni volta che entra in vigore un provvedimento incostituzionale, la Costituzione è violata fin quando quel provvedimento non viene rimosso. Ma in questo caso vi è anche una violazione, se non formale, di certo sostanziale, dei procedimenti costituzionali. Sotto questo profilo si sta arrecando un vulnusai principi di base dello stato di diritto”.

In cosa si sente di dar ragione a Cassese?

“Il giudice ha ben riassunto il cuore del problema quando osserva che il Parlamento non è messo nelle condizioni di poter vagliare questa massa di atti disparati. Le faccio un esempio?”.

Dica!

“Il decreto che dispone la messa in servizio dell’app ‘Immuni’ indica la società che dovrà custodire i dati rinviando ad un altro testo di legge. Questo a sua volta rinvia ad un altro e questo ad un altro ancora: un folle gioco di specchi che solo per essere ricostruito richiede quasi un’ora e stiamo parlando di una minuscola porzione di tutto ciò che il governo ha prodotto. E’ solo la relazione illustrativa che spiega che la società individuata è infine la Sogei, la società pubblica per la digitalizzazione della PA, altrimenti non se ne veniva a capo”.

Ma dal governo sostengono che siamo in una fase di emergenza e allora…

“Le faccio un altro esempio ma se se potrebbero fare tanti. Guardi il decreto legge ‘rilancio’. Si compone di oltre 250 articoli, tra l’altro disseminati di norme disomogenee e alcune ripetitive di disposizione già dichiarate incostituzionali in altre occasioni: il tutto va studiato in tempi brevissimi al fine di proporre emendamenti e sottolineo che fino ad ora dei nostri, dell’opposizione, ne stanno accogliendo lo 0.5% alla faccia dello spirito di collaborazione ed unità del Paese. Si poteva procedere diversamente, ma vedo della malizia perché il decreto poteva essere benissimo diviso in due per farli partire in parallelo uno dalla Camera e l’altro dal Senato. In questo modo avremmo potuto lavorare sulla metà degli articoli a tutto vantaggio della qualità del lavoro. All’inizio credevo che tutto questo fosse conseguenza dell’emergenza. Ora inizio a pensare che c’è del metodo. Lo ritengo gravissimo. Moltiplichi questo caos per credo, a occhio, un migliaio di articoli e capirà che di fatto siamo quasi impediti nel nostro lavoro”.

Ma mi dia un parere da giurista sulle violazioni o presunte tali fatte dai DPCM.

“E’ una questione molto seria, testimoniato anche dal proliferare di articoli specialistici nelle riviste scientifiche di settore. Volendo semplificare molto possiamo dire che i due gruppi che partecipano al dibattito si pongono su due posizioni diverse: una ‘sostanzialista’ e l’altra ‘formalista’. Il primo gruppo guarda ai contenuti e lamenta la violazione di riserve di legge, la insufficiente tipizzazione dei provvedimenti del governo, ‘l’eccesso di potere’ delle ordinanze rispetto alle deleghe e ciò è senz’altro vero per il decreto n.6; l’altro, al contrario, in modo tranchant osserva che la Costituzione non è stata violata perché la sequenza d’atti è del tutto coerente con la sequenza delle fonti, il loro ordine e i contenuti delle deleghe, il tutto in funzione della tutela del preminente diritto alla salute, citando l’articolo 32 della Costituzione”.

Il professor Gustavo Zagrebelsky si attesta su questa seconda posizione, giusto?

“Si e non si può dubitare sulla sua autorevolezza. Ma la sua posizione, per quanto autorevole, è solo un’opinione, soprattutto perché il diritto costituzionale è il più ‘liquido’ tra tutti quelli della scienza e per meglio dire arte giuridica”.

C’è però chi ha assunto questa posizione a spada tratta …

“Si ci sono esempi. Però mi pare che siano stati assai precipitosi, come nel caso di Marco Travaglio. Nel far subito sue le tesi del professore considerandole il vero assoluto e definitivo, lo ha fatto banalizzandole, così da ricordarmi che ogni volta che sento Travaglio dissertare di questioni giuridiche mi domando quando ‘l’Università della Strada’ abbia anche attivato un corso di laurea in giurisprudenza. La realtà giuridica è più complessa. I problemi giuridici creati da questi atti sono anche e soprattutto un problema di ‘dosaggio’ degli ingredienti, di quelli presenti e di quelli assenti. E in questo alluvione di norme l’ingrediente più assente è proprio quello della comprensibilità”.

E sul fatto che siamo in emergenza e che quasi ogni arma è lecita, come dicono dal governo, cosa dice? 

“Che quando divampa l’incendio in fondo conta poco chi e come ti passa il secchiello con l’acqua. Ma ha ragione Cassese quando afferma che siamo di fronte ad una ‘disorganica massa di atti normativi, che in ragione dell’aggravarsi e della diffusione dell’epidemia hanno inciso in modo sempre più penetrante e invasivo sui diritti, anche di rango costituzionale, riconosciuti ai cittadini. Si è trattato di atti disomogenei sia per forma, sia per rango gerarchico, sia per grado di vincolatività, sia per ambito territoriale di applicazione, sia per materia e, più in generale, per contenuto’”.

Sono anche scritte con i piedi quindi…

“Voglio dire che nelle norme del governo non c’è proporzionalità e ragionevolezza . L’adozione, per regolare l’azione amministrativa, di una disciplina normativa foriera di incertezza, può tradursi in cattivo esercizio delle funzioni affidate alla cura della pubblica amministrazione e procurare, cosa che io censuro, un’irrazionale esercizio della discrezionalità legislativa. In più c’è anche una mancanza di chiarezza nelle norme. Proprio non si capiscono. In questo modo però ‘salta’ l’essenza stessa dello Stato, perché se la norma non è comprensibile è come se non ci fosse”.

Qual è il motivo di fondo di una tale eccessiva e confusa produzione di provvedimenti?

“Una simile esondazione di burocrazia insieme al suo tipico linguaggio, qual è il burocratese, è la riprova che a guidarci sono i funzionari ministeriali, ai quali, va detto, non imputo alcuna colpa. E’ fisiologico che nel diradarsi di un potere dello Stato altri poteri accorrano con funzione supplente. L’importante è saperlo. Ma è la riprova che in questo momento alla guida del Paese non c’è per davvero il governo, evidentemente allo sbando e incapace di assumere una strategia”

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