Bonafede: “ho sempre agito nella lotta alle mafie”

“L’idea trapelata nel vergognoso dibattito, secondo cui mi sarei lasciato condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso è un’ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda”, scrive su Facebook il Guardasigilli tornando su quanto emerso ieri sera nel corso della trasmissione tv ‘Non è l’arena’ dove, scrive Bonafede, “si è tentato di far intendere che la mancata nomina, due anni fa, del dottor Nino Di Matteo, magistrato antimafia e attuale membro del Csm, quale Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fosse dipesa da alcune esternazioni in carcere di mafiosi detenuti che temevano la sua nomina”.

Io “ho sempre agito a viso aperto – afferma il Guardasigilli – nella lotta alle mafie che, infatti, nel mio ruolo ho portato avanti con riforme come quella che ho sostenuto in Parlamento sul voto di scambio politico-mafioso; con la Legge ‘Spazzacorrotti’; con la mia firma su circa 686 provvedimenti di cui al 41 bis e con l’ultimo decreto legge che, dopo le scarcerazioni di alcuni boss, impone ai Tribunali di Sorveglianza di consultare la Direzione nazionale e le Direzioni distrettuali antimafia su ogni richiesta di scarcerazione per motivi di salute di esponenti della criminalità organizzata”.

Ma Di Matteo insiste e ad Affaritaliani.it ribadisce: “I fatti che ho riferito ieri li confermo e non voglio modificare o aggiungere alcunché né tantomeno commentarli”.

Il ministro, nel corso della videoconferenza a cui hanno partecipato circa 130 parlamentari tra deputati e senatori, si è assunto la responsabilità delle precedenti nomine e ha fatto appello all’unità per superare le divisioni: la lotta alla mafia richiede un fronte comune e non spaccature, il senso del ragionamento di Bonafede, che ha rivolto anche un messaggio conciliante verso Di Matteo (non ne faccio una questione di orgoglio personale, la sintesi del suo pensiero).  ADNKRONOS

Di Matteo: “Bonafede sapeva delle esternazioni dei boss contro di me”