Conte: “Io non mollo, no a governi tecnici”

“No a governi tecnici, ora decida la politica”. A dirlo, in una intervista a Il Giornale, è il premier Giuseppe Conte, che ribadisce il suo no a un “esecutivo di unità nazionale”. “Ci metto la faccia – dice – e risponderò agli elettori”. Si dice “aperto al dialogo” e definisce Forza Italia “costruttiva”. Elogia anche Mario Draghi e Vittorio Colao, anche se sottolinea che quest’ultimo “non diventerà ministro”.

“Il Governo ha aperto il confronto con le opposizioni e questo confronto rimane aperto anche adesso, confidando che ci sia la effettiva disponibilità delle opposizioni di raccogliere questo invito e di offrire il proprio contributo al Paese impegnato in questa difficilissima prova”, ha detto ancora nell’intervista. “Capisco che per una forza di opposizione questa sfida al confronto non sia semplice – aggiunge – ma esso può dare frutti utili nel comune interesse se si ha il coraggio di mettere da parte ambiguità e rinunciando ad alimentare il malcontento sociale”.

E aggiunge: “Quanto a me, non mi impressionano neppure gli insulti. Intervengo solo quando, come è successo da ultimo, vedo che alcuni esponenti delle opposizioni lanciano una campagna di false accuse che rischia di dividere l’Italia tra opposte tifoserie, danneggiando pericolosamente la credibilità del nostro paese in Europa in una fase così drammatica”.

“Il governo e la maggioranza che lo sostiene sono compatti nel chiedere all’Europa di liberare la sua forza economica come fanno Cina e Stati Uniti, di mettere sul tavolo meccanismi nuovi per una condivisione e una risposta comune all’emergenza economica in atto. Non abbiamo da affrontare un semplice compitino di ‘matematica’ o una questione meramente ‘contabile'”, ha poi sottolineato il premier affermando ancora: “Dobbiamo confrontarci con una vera e propria prova di maturità per la nostra Unione. Bisogna dare tutto. Quello sul Mes è un dibattito che rimane al momento molto astratto. E’ un meccanismo che rimane affidato a un accordo intergovernativo che, all’origine, prevede finanziamenti con condizionalità molto severe anche di ordine macro-economico. Nasce per rimediare a crisi e tensioni finanziarie di singoli paesi”.

“Dal confronto europeo può però venire fuori qualcosa di molto diverso dal Mes attuale ed è anche questa la ragione per cui appoggiamo la battaglia di altri paesi che, come la Spagna, hanno chiesto da subito di cambiarlo e di volerlo utilizzare”.  ADNKRONOS

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