Coronavirus, rivolte nelle carceri: “Liberi, amnistia”

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Coronavirus, rivolta nelle carceri italiane. Nella casa circondariale di Pavia, sequestro lampo per due agenti di polizia penitenziaria. La rivolta è scoppiata per protestare contro la stretta ai colloqui disposta nell’ambito delle misure di contrasto all’emergenza coronavirus. A quanto riferisce il Sappe, sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, i due agenti sarebbero stati liberati dopo pochi minuti.

Davanti al carcere di Bari si sono radunati i parenti dei detenuti. “Liberi, amnistia”

Ieri sera si sono avute notizie di ulteriori disordini: Bari, Alessandria, Vercelli, Pavia e Padova solo per citare alcune sedi penitenziarie. Contemporaneamente, sempre secondo fonti di stampa, il Ministro Bonafede con un comunicato avrebbe dichiarato che sarebbe tutto sotto controllo e in fase di risoluzione”. Così, Gennarino De Fazio, per la Uilpa Polizia Penitenziaria nazionale.

“A questo punto, stando così le cose, sembra lecito chiedersi dove viva il Ministro Bonafede e, soprattutto, se un Paese come l’Italia, se la Giustizia italiana, se il Corpo di polizia penitenziaria meritino tutto ciò. A questo punto – conclude l’esponente della Uilpa Polizia Penitenziaria – facciamo appello accorato al Presidente del Consiglio Conte, cui ci rivolgiamo direttamente e chiediamo di farsi garante della situazione e la convocazione di un incontro urgente su tutte le questioni carcerarie. Perché, è bene dirlo con chiarezza: se è vero – com’è vero – che non si muore di coronavirus, ma con il coronavirus, è altrettanto vero che in Italia si muore di carcere”.

Proteste dei detenuti anche nel carcere di Frosinone a causa delle limitazioni imposte ai colloqui con i familiari. Sul posto sono intervenuti anche agenti delle altre forze di polizia mentre un elicottero ha sorvolato l’istituto. Una protesta analoga si è verificata ieri nel carcere di Cassino. “Da quando apprendiamo, per ora la situazione è sotto controllo”, riferisce il Segretario Generale Aggiunto Cisl Fns Massimo Costantino puntando il dito ancora una volta contro la “cronica carenza di personale di polizia penitenziaria e il sovraffollamento dei detenuti (+94 detenuti)”.

Stoviglie sbattute contro le grate in ferro delle finestre sbarrate, grida, fischi. Anche al carcere Pagliarelli di Palermo va in scena la protesta dei detenuti che sono preoccupati per il Coronavirus. Come accaduto in altre carceri anche a Palermo c’è la rivolta dei carcerati. Al momento la situazione è sotto controllo. Qualche automobilista ha ripreso con il cellulare la scena della protesta.

“In troppi istituti sta passando un messaggio che non corrisponde alla realtà dei provvedimenti presi. Si parla di blocco dei colloqui mentre nel decreto sono solo sospesi i colloqui diretti fino al 22 marzo, sostituiti se possibile dai colloqui via Skype e dall’aumento delle telefonate. E se passa il messaggio della chiusura totale si crea una situazione che può sfociare in rabbia e violenza”, ha detto il garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma, ospite del Tg3, commentando le rivolte scoppiate in alcune carceri italiane.  ADNKRONOS

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