La compagna deputata col portaborse mafioso non si dimette

La deputata non poteva sapere di avere un portaborse mafioso. Già, l’onorevole Occhionero, eletta con Liberi e Uguali e appena approdata alla Corte di Renzi, è candida per natura. E’ di sinistra. Se invece fosse stata di destra, non poteva non sapere. Facile no?

E’ curiosa la storia di Giusy Occhionero, compagna parlamentare di Termoli. Alle sue dipendenze ha intascato per un po’ di tempo i quattrini nostri Antonello Nicosia, che lei aveva preso come assistente. Costui è adesso in carcere, bollato come mafioso e uomo dei clan che fanno capo a Matteo Messina Denaro. Contattava chiunque, Nicosia, si vantava e magari fanfaronava. E ci si può cascare. Ma se lo assumi, le cose stanno diversamente. Se l’onorevole Occhionero fosse stata una parlamentare di destra, la pretesa minima sarebbero state le dimissioni.

La deputata è avvocato. Quando ha chiamato a lavorare con lei Nicosia non si è informata dei suoi burrascosi precedenti penali, magari avrebbe avuto notizie su quella condanna pesante per droga finita chissà come. La Occhionero, dopo l’arresto, si è precipitata a dichiarare che “la collaborazione con me, durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che di studioso dei diritti dei detenuti – sottolinea la parlamentare – . Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà -spiega – ho interrotto la collaborazione. Le visite in carcere peraltro sono parte del lavoro parlamentare a garanzia dei diritti sia dei detenuti sia di chi vi lavora”.

Francesco Storace

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Antonello Nicosia e la deputata nazionale Giuseppina Occhionero di Italia Viva, di cui era assistente parlamentare, fanno il loro primo accesso congiunto nella casa circondariale di Trapani, il 22 dicembre 2018. Il giorno dopo i due conversano in macchina e commentano – come si evince dal decreto di fermo emesso dalla Dda di Palermo –…

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