Badoglio è vivo e trama insieme a loro

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La resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I…

di electoradio.com

Questo dichiarò Dwight Eisenhower, già comandante in capo americano, nonché 34° presidente.

Da qualunque parte ribaltiate la frittata democratica e antifascista, il marchio dell’ignominia e della viltà è stampato a caratteri indelebili sull’atto di nascita di questa repubblica.

E a conferma di ciò, fu inventato un neologismo per sintetizzare questo spirito rivoltante: “to badogliate“, badogliare, per definire un’azione ambigua, furbastra, impregnata di tradimento, con la propensione agli intrighi e alla doppiezza.

Quanto sopra scritto è più che sufficiente per descrivere i comportamenti di questo governicchio di fronte agli ultimi eventi: dalle rappresentazioni acquatiche della Marina alle deliberazioni giudiziarie, dalle indecenti presenze politiche nostrane sulle navi schiaviste agli indegni spettacoli teatrali di attori in disarmo, dalle pugnalate alle spalle ministeriali alla livida latitanza dell’occupante il Quirinale.

Di fronte alle interferenze straniere sul suolo italico sino alle abiette vignette teutoniche, i rappresentanti immeritevoli di questo Stato non più sovrano festeggiano con ventiquattro giorni di anticipo quell’8 settembre a loro tanto caro e commovente.

Quella fine della Nazione – come l’ha definita Galli della Loggia – si conferma nell’ulteriore resa senza condizioni della stessa indipendenza.
Non sono leghista, né considero Salvini il mio capitano – ne ho avuti solo due che non cito – ma a lui, e solo a lui, va il merito di aver difeso allo stremo le rovine tra le quali continuiamo a rimanere in piedi.

Ha scritto Emidio Novi: “I leader politici occidentali si sono rivelati in molti casi dei mercenari, spesso destinati a diventare futuri milionari per i loro fedeli servigi, al servizio delle banche e delle multinazionali che li hanno creati”.

Che si arricchiscano diventa secondario, rispetto a quanto resterà nella memoria storica della loro presenza infedele e disertrice in questo periodo tracollo di immagine e di autorità della nostra Italia.

Un avvertimento, alla fine, ci sta. Il gregge italico ha paura di Salvini, del lupo sovranista, dimenticando che non è il lupo, ma il pastore che porta il gregge al macello.

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