Calabria, governatore Pd ha obbligo di dimora. Non può andare in Regione ma va a Roma

di Antonio Amorosi

Misteri della giustizia. Il governatore della Regione Calabria Mario Oliverio, finito in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è così pericoloso da essere sottoposto all’obbligo di dimora, quindi non può recarsi alla sede della Regione, a Catanzaro, ma può andare a Roma per partecipare alla conferenza Stato-Regioni ed incontrare i massimi vertici dello Stato. La conferenza Stato-Regioni è il luogo dove il Governo acquisisce l’avviso delle Regioni sui più importanti atti amministrativi e normativi di interesse regionale e si tiene in questi giorni dal 14 al 17 gennaio.

La “trasferta” al governatore, eletto nelle file del Pd, anche se accusato di abuso d’ufficio nell’inchiesta sugli appalti “Lande desolate”, è stata autorizzata pochi giorni fa dal gip del Tribunale di Catanzaro.

A dicembre, all’esplosione del caso giudiziario, la Dda di Catanzaro chiese gli arresti domiciliari per Oliverio. Secondo gli inquirenti in Calabria vi è “il completo asservimento di pubblici ufficiali alle esigenze di un imprenditore già arrestato per contiguità alla cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro”. La richiesta nei confronti di Oliverio non venne accolta dal gip Pietro Carè che ne dispose l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, San Giovanni in Fiore (Cosenza).

L’inchiesta sugli appalti pubblici coordinata dalla Dda di Catanzaro riguarda due appalti, uno sul Tirreno Cosentino, ed uno riguardante un impianto sciistico sulla Sila. Nei confronti di alcuni indagati viene ipotizzata anche l’aggravante dell’articolo 7 per avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro. Ora arriva la decisione, sempre del gip Pietro Carè, di accettare la richiesta di recarsi a Roma.

Oliverio non può fare 70 km e recarsi dal suo Comune San Giovanni in Fiore a Catanzaro ma può farne 600 per andare a Roma, sede delle massime decisioni dello Stato.

Ora delle due l’una: o Oliverio è così pericoloso da non poter fare né il governatore né il rappresentate della Calabria a Roma oppure non lo è e dovrebbe continuare a svolgere la sua attività, restando indagato in attesa di potersi difendere nel processo.

Una situazione paradossale, non crede? Abbiamo domandato a Enzo Belvedere, l’avvocato del governatore: “Si, è un po’ paradossale. Lo è. Beh, intanto però abbiamo fatto questa prima istanza ed è stata consentita. Speriamo che non duri per molto questa situazione (intendendo l’obbligo di dimora, ndr)”

L’accusa, il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, si era opposto al viaggio a Roma. La procura inquirente per Oliverio aveva chiesto inizialmente gli arresti domiciliari, ottenendo dal giudice solo l’obbligo di dimora. E la chiave sta tutta qua. Tra le due misure, gli arresti domiciliari chiesti dall’accusa e l’obbligo di dimora dati dal gip, la differenza è fondamentale. Con gli arresti domiciliari Oliverio si sarebbe dovuto dimettere, perché scattava la legge Severino. Con l’obbligo di dimora invece ne è solo stata limitata la libertà d’azione nel Comune di residenza.

Il governatore è stato accusato solo di abuso d’ufficio. In un secondo tempo, però, gli inquirenti hanno emesso un’informativa di garanzia contestando anche un’ipotesi di corruzione. Ma l’obbligo di dimora resta solo per l’abuso d’ufficio. Il Riesame (il tribunale della Libertà), il 29 dicembre, ha respinto anche un suo ricorso confermando la misura dell’obbligo di dimora.

Il legale di Oliverio spera per il suo assistito in una totale revoca della misura restrittiva ma si apprende da nostre fonti interne, e confermato anche dal quotidiano Quotidiano del Sud, che l’inchiesta della Dda non sarebbe conclusa e si potrebbe allargare ad altri personaggi eccellenti. La comunicazione di oggi dell’iscrizione, ma per altri fatti, di 15 magistrati calabresi nel registro degli indagati di Salerno rende il clima ancora più incandescente.

Intanto i parlamentari calabresi del M5S Alessandro Melicchio, Bianca Laura Granato e Riccardo Tucci hanno inviato “un’istanza al Presidente del Consiglio, ai Ministri per gli Affari Regionali e dell’Interno e al Prefetto di Catanzaro per chiedere l’acquisizione dal tribunale di Catanzaro di copie dei provvedimenti con i quali è stata irrogata a Oliverio la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di San Giovanni in Fiore per poter valutare, se vi siano i presupposti per l’adozione del provvedimento di sospensione dalla carica di Presidente della Giunta regionale”. Per i parlamentari grillini Oliverio avrebbe dovuto “dimettersi immediatamente per il bene della Calabria”, chiedendo una sorta di applicazione della legge Severino. Ma al di là di metterla in politica l’obbligo di dimora, come spiegato, non lo prevede.

www.affaritaliani.it

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