Immigrati, Ocse: bene integrazione, ma dare piu’ lavoro e istruzione

3 dic – I Paesi dell’Ocse hanno fatto molti progressi negli ultimi dieci anni per aiutare gli immigrati nell’integrazione ma resta ancora molto da fare, in particolare sul fronte del lavoro, inserimento a scuola dei bambini e l’accesso delle donne immigrate nel mondo del lavoro.

E’ quanto emerge da un Rapporto dell’Ocse che ha messo a confronto i processi d’integrazione degli immigrati e come i paesi dell’Ocse negli ultimi 10 anni hanno affrontando la questione.

Nel 2010 nei paesi Ocse gli immigrati rappresentano quasi una persona su dieci, in aumento di un quarto dal 2000. La quota di immigrati in Spagna e’ invece triplicata tra il 2000 e il 2010, e piu’ che raddoppiato in Islanda e Irlanda.

Soltanto alcuni paesi non hano visto un forte incremento, come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti.

Molti paesi hanno attirato immigrati altamente qualificati, un obiettivo fondamentale della loro politica di immigrazione. Australia, Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e il Regno Unito hanno tutti visto un forte aumento della percentuale di istruzione universitaria dei laureati tra gli immigrati. Ma i paesi dell’Europa meridionale e in Irlanda hanno visto un forte calo della quota di persone di cultura elevata.

Molti figli di immigrati si trovano ai margini del mercato del lavoro, sottolinea l’Ocse, ma i livelli di istruzione superiore hanno comunque contribuito a promuovere l’occupazione tra gli immigrati. I tassi di occupazione sono aumentati in quasi tutti i paesi negli ultimi dieci anni raggiungendo una media di circa il 65%. In Germania, il tasso di occupazione degli immigrati sono aumentati dal 57% del 2000 al 64% nel 2010, e dal 62% nel Regno Unito, a poco piu’ del 66%. Gli incrementi sono stati particolarmente accentuati tra le donne immigrate. Tuttavia le lacune nei confronti delle donne nate nel Paese rimangono grandi in molti paesi europei dell’Ocse, in particolare in Svezia, Belgio e Paesi Bassi. asca

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