A questo livello di stupidità si è ridotta la politica italiana

Chi si candida per esercitare il potere politico in nome e per conto del popolo italiano, senza sapere che la politica è la scienza del tutto non del niente, se non è stupido è matto.
Chi governa ha la stessa funzione del cuoco che non si limita a controllare che nel frigo ci siano tutti gli ingredienti, ma li pulisce, dosa e cuoce per trasformarli in pietanze commestibili. È semplice delegare alle istituzioni culturali e finanziarie il governo dei vari sottosistemi socio-economici, ma poi diventano complesse, tragiche ed ingovernabili le catastrofi che ne derivano.
È come entrare in un’auto potentissima metterla in moto e partire. Ma poi per paura di provocare un incidente, alzare le mani dal volante e lasciare alla macchina il potere di sostituirsi all’autista imbranato.

A questo livello di stupidità si è ridotta la politica italiana centrale che in 72 anni ha ceduto alla Finanza il governo della moneta, alla cultura il governo del sapere, alle regioni la politica periferica.
In altre parole, chi è incaricato di governare l’Italia non ha più il problema se mettere le mani sul volante e prendersi il controllo e la responsabilità di tutto, o alzarle in segno di resa, perché il volante lo hanno pure smontato e rottamato, visto che giá Berlusconi lo cercò invano quando da premier approdò a Palazzo Chigi convinto di essere lui l’autista invece era il passeggero.

Se sui banchieri, sui professori e sui giornalisti il Premier non ha potere, allora il potere del Premier è una caricatura e tale non può che esserlo interamente l’Italia, perché è la qualità del mondo scientifico e finanziario a fare la qualità del mondo lavorativo, imprenditoriale, politico. E’ un grandissimo truffatore chi vi fa credere l’esatto contrario.

I politici italiani che si illudono di poter produrre pietanze politiche commestibili sono matti da legare. Posto che da decenni non hanno più il controllo politico degli ingredienti essenziali: scienza, finanza, mercato, per un sistema sociale e uno Stato di diritto degno di questo nome.

Franco Luceri

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