Migranti, Associazione Lavoratori Stranieri: riaprire Cara di Mineo

No alla tendopoli di Vizzini, “piuttosto perché non riapruire il Cara di Mineo”. Così Paolo Ragusa, Presidente regionale di Als-Mcl Sicilia e vice Presidente nazionale dell’Associazione Lavoratori Stranieri del Movimento Cristiano Lavoratori. “Il sistema nazionale di accoglienza si reggeva sulla presenza del Cara di Mineo. Alla prima emergenza che si è presentata, dopo la sua chiusura, è emersa tutta la fragilità dell’organizzazione del Paese Italia. Questo dimostra che il centro di Mineo è stato smantellato solo per ragioni di propaganda politica, ma di fatto contro l’interesse nazionale”. (in realtà è stato chiuso perché era la base della mafia nigeriana, ndr)

“Un Paese civile come il nostro non può farsi trovare impreparato di fronte ad emergenze umanitarie che si ripetono ciclicamente”, dice. “Semmai il governo deve ottenere che le strutture di accoglienza italiane diventino europee, ovverosia che vengano gestite direttamente dall’Unione Europea con meccanismi automatici di distribuzione degli arrivi nei Paesi della stessa unione – dice – Si legge che la gestione di questi centri sia roba da “disoccupati disperati”, ma chi afferma questo non conosce il sistema dell’accoglienza e non ha nessuna consapevolezza della professionalità richiesta agli operatori sociali impegnati nella gestione quotidiana”.

“Quello dell’Accoglienza è un mestiere che richiede tanta competenza e molta passione. Oggi, l’idea di realizzare una tendopoli presso l’ex deposito militare di Vizzini Scalo appartiene ad una logica di improvvisazione che rischia di non tutelare la dignità dei migranti, mortifica la vocazione produttiva di quel territorio e lo rende insicuro in tempo di Covid – aggiunge – Quindi si propone come un’operazione chirurgica che trova l’inevitabile ostilità delle istituzioni locali. Questa iniziativa fa persino un torto ai tanti ex lavoratori del Cara di Mineo che improvvisamente si sono ritrovati senza un lavoro a causa di una scelta del governo che prima cancella la struttura di contrada Cucinella ed ora ne apre una a distanza di pochi chilometri, ma senza restituire il lavoro a chi l’ha perso”.

“Se serve un hub dell’accoglienza, allora si abbia il coraggio di riaprire quello che è stato chiuso “solo per mostrare i muscoli” e non perché non fosse più necessario – spiega – Il tema migratorio non può essere affrontato con furore ideologico ma deve essere governato con una seria programmazione che valorizzi il protagonismo degli enti locali e del terzo settore. Negli ultimi anni purtroppo la politica si è impegnata di più a fare crescere la paura che non a trovare soluzioni stabili ai problemi dell’accoglienza e della integrazione dei migranti”. (Adnkronos)

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