Emilia Romagna, fiumi di assunzioni pre-elettorali

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Bonaccini Regione Emilia Romagna. Fiumi di assunzioni definitive pre-elezioni
Boom di contratti a tempo indeterminato col “buon governo” Bonaccini. E poi altre centinaia di assunzioni. Anche 32 giornalisti in Regione. E’ buon governo?

di Antonio Amorosi

Dal 2014 al 2018 il personale a tempo indeterminato in Regione Emilia Romagna è aumentato di 742 unità, il 26% in più. La Regione è passata da 2.859 dipendenti a tempo indeterminato a 3.601. 742 unità in più, per fare sempre le stesse cose. Inoltre il personale di diretta collaborazione (che cioè collabora con i politici e le loro strutture organizzative) è aumentato del 73,5% con 118 unità nel 2018. Ma non solo: sono in corso nel 2019 selezioni per altre 628 assunzioni con categoria D, cioè funzionari con stipendi ragguardevoli, con il rischio di superare la dotazione organica che la Regione può avere: 3891 dipendenti. Questi sono i numeri di Bonaccini. E’ un modello? E’ buon governo? Lasciamo a voi il giudizio (guarda le tabelle in fondo e gli schemi con alcune selezioni).

Mentre l’impresa italiana delocalizza all’estero a causa dell’alto costo del lavoro e delle tasse, uno studio nazionale della Corte dei conti sull’andamento della spesa per il personale degli enti pubblici territoriali (triennio 2015-2017), ricorda che la spesa per il personale di questi enti è sempre in crescita. E il dipendente regionale è il più caro di tutti. Nel 2017 la spesa media per dipendente regionale è di 34.000 euro, a fronte di 27.000 euro del dipendente comunale e di 28.000 del provinciale. La spesa media per il personale dirigente è di 94.000 euro nelle Regioni, 84.000 nei Comuni e 103.000 nelle Province, questi ultimi finiti quasi sempre nelle Regioni.

Si guadagna proprio bene in Regione.

Ma quali sono i compiti di questi enti? Principalmente fare leggi e trasferire denaro alle Ausl. Come si riesce ad entrare a lavorare in Regione? A parte farcelo dire da Quo Vado di Checco Zalone, principalmente tramite concorsi pubblici. Ma piccoli eserciti di persone si avvicinano all’ente tramite collaborazioni ad hoc con contratti a tempo determinato, con enti subordinati della Regione, succursali o su segnalazioni di dirigenti o politici. Quando il governatore, o il politico di turno, cessa il mandato anche i suoi collaboratori dovrebbero andare a casa. Ma qualcuno segue strade diverse, cioè cerca di far diventare a tempo indeterminato il personale di fiducia che aveva, con concorsi ad hoc. Siamo nelle storture e siamo certi che la Regione Emilia Romagna non abbia seguito questa vocazione. Non avrà cucito i concorsi regionali addosso ai vincitori prescelti con anticipo. Ma oibò questa esplosione di personale a tempo indeterminato lascia perplessi.

Se andiamo a scavare nei loro report pubblici troviamo 32 giornalisti a tempo indeterminato. Manco fosse un grande giornale nazionale la Regione Emilia Romagna! Solitamente il principale compito dei giornalisti in Regione è fare la grancassa del politico che lo ha fatto assumere. Perché fare loro contratti a tempo indeterminato visto che i politici cambiano? Forse perché in Emilia il colore politico non cambia da 75 anni? Non fatelo sapere ai tantissimi giornali in solidarietà o a Rocco Casalino che gli “girano”.

Il boom della Regione sotto Bonaccini si è scatenato soprattutto tra il 2015 e il 2016, con un passaggio dei contratti a tempo indeterminato dai 2.846 ai 3.711, cioè forse quando Bonaccini ha preso piena conoscenza della macchina amministrativa regionale. Eppure tra il 2015 e il 2016 non c’è stata l’invasione delle cavallette, dei Visitors o di Godzilla in Regione.

A pensar male verrebbe da dire che Bonaccini ha cercato di riempire il più possibile l’Ente e chi è entrato lo ricorderà per quanto è stato “compagnissimo” nell’indire tali concorsi. Ma noi non pensiamo male, pensiamo bene! Bellacciao bellacciao bellacciao ciao ciao…

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, recita la Costituzione. Forse andava scritto “fondata sulla promessa di un lavoro”. Ma è difficilissimo mettere in piedi e mantenere un’impresa a causa dell’esasperata burocrazia, delle tasse e soprattutto per il costo del lavoro. E lo Stato si mangia buona parte dei soldi che dovrebbero finire in tasca al lavoratore.

Nel nostro paese sembra che solo due aziende riescano ad assumere senza problemi: lo Stato e la criminalità organizzata. E quest’ultima non fa contratti veri e propri a tempo indeterminato.

Sarà per questo motivo che il cittadino ha sempre maggiore disaffezione verso al politica?

www.affaritaliani.it

 

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