Bologna: arcivescovo reintegra prete comunista già ridotto allo stato laicale

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Siamo cattolici e non ci piace commentare gli atti degli uomini di Chiesa: ciò che concerne i sacramenti e la fede è di loro competenza. Ma quando gli ecclesiastici vogliono fare politica direttamente, abbiamo il diritto e il dovere di parlare: perché in quel caso è la Chiesa che si abbassa verso la città secolare, non il laicato che vuole occuparsi di fede e costumi.”

Come riportato dal sito cattolico totustuus.it, la Chiesa di Bologna ha compiuto un gesto inequivocabile: l’ex-prete Eugenio Melandri, già parlamentare di Democrazia proletaria e di Rifondazione Comunista, prima sospeso a divinis, poi ridotto allo stato di laico, è stato incardinato nel clero petroniano. Le ragioni di questa riabilitazione non sono note e stupisce che il quotidiano dei vescovi si limiti a darne notizia senza spiegarla, quasi fosse un fatto normale.
La Nuova Bussola Quotidiana ha già evidenziato come il re-integro dell’Onorevole ex-prete Melandri non sia il primo né l’unico, così come nessuno dei “sacerdoti” re-integrati si è detto pentito.



Anche Eugenio Melandri non è pentito di aver aderito all’ideologia più totalitaria e crudele della storia: la sua pagina Facebook è piena di proclami filosocialisti e di richiami a Democrazia proletaria.
Il suo re-integro nella Diocesi di Bologna è salutato dall’onorevole Russo Spena di Rifondazione Comunista con le parole: «Il tuo ritorno ufficiale nella Chiesa […] lo hai ottenuto senza pentimenti, senza damnatio memoriae».

Non basta: il periodico della Diocesi di Roma fornisce un’allucinante cronistoria celebrativa dei tentativi di infiltrazione social-comunista all’interno della Chiesa. Dalla “teologia della liberazione”, al prete-terrorista Camillo Torres, ai “Cristiani per il socialismo”: «hanno fatto coppia fissa padre Eugenio Melandri […] padre Alex Zanotelli […] il vescovo Saveriano Giorgio Biguzzi […] la storica rivista “Missione Oggi” […] mons. Tonino Bello».

Purtroppo, incardinando l’ex-prete social-comunista, l’arcivescovo di Bologna sembra cooperare indirettamente e formalmente con la diffusione di tale ideologia (can. 1371 §1). Di più, non pretendendo una pubblica ritrattazione da parte del Melandri, sembra quasi dare il proprio nome ai partiti dell’ex-prete che la diffondono (can. 1374).

 



   

 

 



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