Salute, come stanno davvero i “migranti” della Open Arms

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Mic. All. per “il Messaggero”

Referti medici e dichiarazioni discordanti. La battaglia sul caso Open Arms si combatte anche a colpi di cartelle cliniche. A sciogliere i dubbi sulle condizioni di salute dei quasi 100 profughi rimasti a bordo della nave della Ong spagnola sarà la procura di Agrigento: ieri, su disposizione del procuratore capo Luigi Patronaggio e dell’aggiunto Salvatore Vella, si è svolta un’ispezione sanitaria durata fino a sera. Assieme alla Guardia costiera di Lampedusa e agli agenti della Squadra mobile di Agrigento, sull’imbarcazione sono saliti anche due medici del ministero della Salute e dell’Ufficio sanità marittima.

LE DICHIARAZIONI – – A scatenare le polemiche, e a fornire un assist al vicepremier Matteo Salvini, sono state le dichiarazioni di Francesco Cascio, il responsabile del poliambulatorio di Lampedusa che ha sollevato dubbi sui report medici effettuati da Emergency e dallo staff Cisom, che segnalavano un’emergenza sanitaria a bordo. «Dei 13 naufraghi fatti sbarcare per motivi sanitari solo uno aveva un’otite, gli altri non avevano patologie», ha detto due giorni fa. Dichiarazioni – subito rilanciate via Twitter da Salvini – che lo hanno fatto finire al centro delle polemiche. Tanto che nei prossimi giorni Cascio verrà sentito dagli inquirenti.



Del resto, anche i 27 minori scesi a terra ieri non avevano problemi di salute: «Stanno tutti bene e non hanno avuto bisogno di cure», ha detto il medico che ha ripreso servizio dopo 22 anni di attività politica tra le file di Forza Italia. Nei giorni precedenti erano stati fatti sbarcare altri nove migranti, tra cui due donne in avanzato stato di gravidanza e diversi bambini.

«Una delle donne aveva un’ernia addominale e ha partorito con cesareo – spiega Open Arms – Evacuati anche un bambino di 9 mesi con difficoltà respiratorie, un uomo con tubercolosi polmonare avanzata, una donna con polmonite, una donna con problemi neurologici, un uomo con otite media resistente a tre tipi di antibiotici e un uomo con una artrite dovuta a precedenti colpi di arma da fuoco, e un uomo con una ferita chirurgica infetta».

Valutazioni in gran parte contestate da Cascio, al cui fianco si è schierato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, che ha chiesto l’acquisizione delle cartelle cliniche: «Quanto affermato dal responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa corrisponde alla verità rispetto a quanto riscontrato dai sanitari locali. Voglio disporre l’acquisizione dei certificati e delle cartelle cliniche: le prestazioni sanitarie sono erogate dalla Regione Sicilia che ha il diritto di comprendere se esiste l’ipotesi di una truffa».

Alle polemiche ha risposto anche il diretto interessato: «La Procura mi vuole sentire? Bene. Sono abituato a esser interrogato e non sarebbe certo la prima volta (Cascio è stato indagato e poi prosciolto in un’inchiesta per corruzione, ndr). Spiegherò che i referti sono stati fatti dai miei medici e che mi fido ciecamente di loro».

Ha aggiunto dettagli: «Sapevo che c’era una ragazza con emorragia vaginale, ma l’emoglobina era a 11,3, quasi migliore della mia». E ancora: «Salvini nel suo tweet ha fatto riferimento a dati reali». Poi ha spiegato: «Io sulla nave non ci sono stato. I medici neppure. Non l’ho certificato io ma due medici di cui uno con 40 anni di attività di Pronto soccorso. Un referto non può essere fazioso. Siamo medici e sono atti ufficiali», ha aggiunto.

Intanto ieri sulla Open Arms è salito anche il direttore sanitario dell’Ospedale evangelico di Genova, Gaddo Flego, insieme a Francesco Piobbichi, senior operator di Mediterranean Hope, il Programma Rifugiati e migranti della Federazione chiese evangeliche. «Le condizioni igieniche sono al limite – ha detto Flego – nonostante i casi più gravi siano stati evacuati, permane una situazione generalizzata di sofferenza fisica e psicologica».



   

 

 



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