Ex Ilva, procura Taranto ordina spegnimento dell’Altoforno 2

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Continua il braccio di ferro tra il governo e ArcelorMittal sul futuro dell’acciaieria tarantina. Ed entra in gioco anche la magistratura, con la procura di Taranto che ha disposto l’avvio delle procedura di spegnimento dell’Altoforno 2 dell’impianto ex Ilva. Lo stesso era stato sottoposto a sequestro preventivo dopo l’incidente costato la morte nel 2015 di un operaio investito da una colata incandescente. Una notizia che – aggiungendosi al nodo immunità e a quello sulla Cig già scattata per circa 1.400 lavoratori – preoccupa moltissimo le organizzazioni sindacali.

Il tavolo romano – – Intanto, al tavolo romano con azienda e sindacati, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, non è si è mostrato intenzionato a tornare indietro sull’abolizione dell’immunità penale degli amministratori dello stabilimento (eliminata con il decreto Crescita), sebbene l’azienda ne abbia richiesto la reintroduzione minacciando altrimenti la chiusura della fabbrica.
“Non esiste alcuna possibilità che torni”, ha sottolineato Di Maio, assicurando che l’azienda non ha nulla da temere dal punto di vista legale “se dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale” e si è mostrato anche disponibile a “precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma”. Il vicepremier e ministro ha poi anche smentito le fonti di stampa che parlavano della presenza di una sorta di esimente penale in un accordo di modifica dell’intesa raggiunta lo scorso settembre. E al termine dell’incontro ha annunciato: “continuiamo a lavorare, c’è ancora tanto da fare per i lavoratori e per Taranto”.



Sindacati delusi

I sindacati però hanno lasciato il ministero fortemente delusi. L’incontro “è stato deludente perchè il governo non ha ancora risolto la partita dello scudo penale – ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli – mentre l’azienda non ha dimostrato nessuna volontà di ritirare la cassa integrazione e non ha neanche sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle 13 settimane di Cig rientreranno tutti in azienda”. Molto preoccupato si è mostrato anche il leader della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale “la cosa più grave è che il rientro al lavoro degli operai dopo le 13 settimane di Cig dipenderà dall’andamento del mercato”. Sulla situazione non si è fatto alcun passo in avanti, visto che, “se non sappiamo come finisce la questione dell’immunità è tutto bloccato”, ha concluso la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David annunciando che il tavolo è rinviato alla prossima settimana.

redazione Tiscali



   

 

 



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