Becchi: Chi decide la politica dell’immigrazione in Italia? Il governo o la magistratura?

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di Paolo Becchi

Chi decide la politica dell’ immigrazione in Italia? Il governo o la magistratura? La domanda, viste le vicende degli ultimi giorni, non è retorica, né peregrina. La procura di Agrigento ha, anche per la Sea Watch, agito di nuovo forzando la mano, disponendo il sequestro della nave allo scopo di farne scendere i migranti e rendere così vane le disposizioni del Ministro dell’ interno che voleva impedire l’ ennesimo sbarco. Il tutto palesemente per dimostrare ai cittadini l’ impotenza di un Ministro. Che questo ministro sia Salvini, che le sue politiche possano piacere o non piacere, che alcune delle leggi approvate o in via di approvazione da parte del suo governo possano presentare rischi di incostituzionalità, non dovrebbe, a rigore, contare politicamente proprio nulla. Il punto è un altro.



È che dovremmo chiederci – indipendentemente dalle diverse opinioni politiche su Salvini – se la Magistratura in questo Paese possa continuare a fare ciò che fa da almeno venticinque anni: vale a dire, servirsi dei propri poteri – di natura giudiziaria – per scopi chiaramente politici.

Anche qui, occorre fare chiarezza. I provvedimenti adottati dalla procura di Agrigento possono essere anche conformi alle leggi. Così come le inchieste “a orologeria” che stanno coinvolgendo esponenti politici della Lega certamente sono condotte dai magistrati nel rispetto dei presupposti di legge e della procedura. Ma la “separazione dei poteri” non significa questo. Significa, diversamente, che un potere come la Magistratura non può essere utilizzato allo scopo di impedire al governo il legittimo esercizio dei suoi compiti o, peggio ancora, di portare avanti una propria determinata linea politica.

«FATEVI ELEGGERE»
Quando Salvini si lamenta dicendo ai giudici di «farsi eleggere» se vogliono fare politica, non ha torto: la procura di Agrigento sembra infatti agire come se spettasse a lei di decidere la questione politica dei migranti. Ma così non è, perlomeno in un sistema democratico. È al governo che spetta questa decisione, e non ad una casta di funzionari dello Stato. Ma questa casta, nel nostro Paese, ha sempre avuto la tentazione di “guarire” la politica dai suoi mali, servendosi delle manette e degli arresti, degli scandali e delle inchieste, molto delle quali finite nel nulla.

La “missione moralizzatrice” della magistratura – missione che la Costituzione, sia chiaro, certo non le conferisce – non e una virtù, ma un vizio che va avanti da troppo tempo. Da Berlusconi a Salvini. Non bastava allora l’ attacco diretto su Siri per bloccare Salvini con il tema della corruzione che tanto piace ai 5 Stelle. No, dopo aver cercato – senza successo – di mettere sotto processo un ministro per sua politica bisognava mostrare che comunque ad averla vita sono sempre loro: i magistrati. Con il tema della corruzione forniscono un assist perfetto al M5s, con gli interventi sui migranti cercano di ostacolare Salvini. In entrambi i casi i magistrati cercano di influire in modo illegittimo sull’ attività del governo. E questo il vero vulnus della democrazia in Italia!

TEMA CALDISSIMO
Ma non tutto il male viene per nuocere. I giudici non hanno capito che l’ immigrazione è un tema “caldo”, un tema su cui gli italiani difficilmente possono tollerare una ingerenza da parte di poteri che non li rappresentano, che non esprimono la loro volontà.

Gli scettici sulla politica dell’ accoglienza sono tuttora in maggioranza nel Paese. Salvini ha quindi delle carte da giocare. Evitando il rischio dell’ odio e della intolleranza che gli avversari sono sempre pronti a rimproverargli, Salvini può far capire le ragioni profonde della sua politica contro l’ immigrazione clandestina. Non è odio contro gli stranieri, ma difesa delle identità dei popoli europei. Non è paura del diverso, ma critica del globalismo che vede dappertutto solo meticci e scambia i cittadini per consumatori di merci.

Forse, allora, la mossa della procura finirà per rivelarsi un azzardo, e ritorcersi contro di essa. La carta vincente è utilizzare questa settimana preelettorale per mostrare che la politica della Lega non vuole affogare l’ Europa nei nazionalismi, ma mira a restituire la voce ai popoli europei, per ricostruire insieme un grande spazio europeo.

“Prima gli italiani” non è in contrasto con “prima i popoli europei”! Sono i popoli che devono tornare protagonisti in Europa. Per questa ragione è urgente che Salvini presenti quanto prima quella “Carta dei diritti dei popoli europei” che ha annunciato al comizio in Piazza Duomo a Milano.

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