Caso Siri, perché Toninelli s’è precipitato a togliergli le deleghe?

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di Maurizio Blondet

Sul caso Armando Siri, fra il polverone,  bisogna non perdere di vista la domanda: perché Toninelli s’è precipitato  –  su istruzioni ricevute –   a  togliergli “le deleghe”? Cosa c’è in queste “deleghe”  di pericoloso  a giudizio dei  poteri che hanno dato istruzioni per l’attacco dei 5 Stelle alla Lega, se  lasciato nelle mani di Siri? Perché  non c’è dubbio che il riposizionamento dei Grillini “a sinistra”  è  dovuto ad istruzioni, nel quadro del   Progetto  che contempla il senatore a vita Mario Draghi al governo con  il sostegno dei parlamentari PD+5S.

Questi poteri  hanno soppesato Salvini e capito quello che salta all’occhio: che è uno Sparafucile  e  mangia-Nutella, uno che  tuona con la bocca ma non studia i dossier, con un solo pezzo nel repertorio,  l’immigrazione. Liquidabile   e rimproverabile da un Conti e da un Di Maio.

Armando Siri  è l’uomo-chiave che dà sostanza al vuoto Sparafucile. Suo consigliere (suo guru, ha scritto qualche giornale),  ha idee precise:  l’ho sentito parlare una volta e sono stato colpito dalla sua determinazione e chiarezza di propositi – naturalmente verso l’Italexit, con il passaggio a moneta sovrana alternativa.

Siri ha quella solidità  culturale e  quella esperienza politica che al  Felpone manca; per di più, è la persona che Salvini  – attualmente in delirio da successo –  ascolta davvero. Dai media: “Il “capitano” se lo è portato in giro, lo ha consultato, ha sposato le sue teorie economiche e lo ha nominato responsabile della parte del programma di “Noi con Salvini” dedicata al fisco”.  E  stato probabilmente lui a indicargli   “accademici ben più titolati di lui come Claudio Borghi Aquilini o Alberto Bagnai”.

E non solo. Sempre dai media:

“L’allora eurodeputato, non appena preso in mano il Carroccio, gli aveva affidato il compito di stringere relazioni con aziende, banche e governi stranieri, cosa che la Lega degli inizi non aveva mai voluto fare per paura di “contaminarsi”. E’ stato Siri ad avere convinto il neo vicepremier a volare negli Usa per incontrare l’allora candidato Donald Trump appena prima delle elezioni presidenziali, e ancora lui, lo scorso gennaio, a ritornare a New York per accreditarsi presso importanti esponenti della sua amministrazione. Prima ancora, Siri aveva raccolto il malcontento di molti imprenditori italiani penalizzati dalle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia e aveva contribuito a stringere relazioni con i diplomatici russi in Italia”.

Non è  nato nella Lega  dove si faceva carriera  leccando il didietro a Bossi,  che quindi oggi è piena non di rivoluzionari di professione ma   di leccapiedi in competizione  per poltrone di sottogoverno.  Craxiano   in  un passato mai rinnegato, uomo Mediaset in Liguria, Armando Siri non ha bisogno di prendere a prestito  voti leghisti.   Ha un suo partito, il Partito Italia Nuova, da lui fondato nel 2011,  l’anno del putsch di Monti e  Napolitano   su comando UE: e non è una sigla vuota, il  suo,   ma un partito con 10 mila iscritti e sedi in tutta Italia.  Ancora una volta lascio la parola ai media, non certo suoi amici: “Non solo un partito il Pin, ma una vera e propria filosofia di vita. «Quando lo fondai  decisi di avere un approccio differente dagli altri partiti. Ho puntato tutto sui  contenuti, una politica con la P maiuscola. La nostra è una visione della vita, un modo di vivere. L’importante è non lamentarsi, ma agire. Perché se ti lamenti non fai altro che togliere energia a te stesso e farti schiacciare dai famosi “altri” che notoriamente non esistono davvero ma rappresentano le proiezioni esterne delle tue paure».

Dunque il contrario del parolaio “capitano”.  Un politico sperimentato,  di carattere solido,  con contatti   nazionali e internazionali.

Basta questo a far capire l’urgenza, per i progettisti del Disegno-Draghi, di “togliergli le deleghe” , con una scusa fornita dalle Procure.  Anche con Barra Caracciolo – un altro preparato – hanno provato lo stesso gioco, togliere le deleghe. Significa espellere  Siri dal governo reale e concreto, privare Sparafucile degli occhi e delle orecchie sperimentate e fidate nel governo delle stanze  riservate,  dove si   ha la pazienza di studiare i dossiers, si  decidono davvero le cose e si vedono le influenze reali.  Senza Siri  dentro, il Felpone che resta sempre fuori è un travicello in mano ai furboni. E ai Procuratori.

Sì, perché il giornale della Procura  – del Procuratore Totale e Ideale, quello per il quale non esistono cittadini innocenti, ma colpevoli che Lui non ha ancora scoperto  –  ha dato gli ordini.

Si veda questo titolo di Dagospia:

IL ”FATTO” LO VUOLE – GIOVANNI VALENTINI LANCIA IL MATRIMONIO M5S-PD: ”CON LA CRISI GIALLO-VERDE IL MOVIMENTO GUIDATO DA LUIGI DI MAIO PUÒ APPORTARE AL PD DI ZINGARETTI UN IMPULSO DI RINNOVAMENTO E DI TENSIONE MORALE, TANTO PIÙ DOPO I RECENTI SCANDALI SULLA SANITÀ; MENTRE VICEVERSA I “DEM” POSSONO ASSICURARE UN CONTRIBUTO DI COMPETENZA E DI ESPERIENZA ALLE NUOVE LEVE PENTASTELLATE”

Dagospia qui si conferma il più onesto  e sagace medium di questo paese di pulcinelli: coglie l’essenziale del messaggio. Il messaggio che il Procuratore volge al PD di Zingaretti. Non l’avete  capito?

Tanto per cominciare, l’articolo è di Gianni Valentini, che è molto più che un giornalista: settantenne,  già vicedirettore di Repubblica e direttore de L’Espresso, dal 2014 “è  Portavoce dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,  dunque una eminenza grigia del potere piddino incistata nel “cambiamento”  –   e scrive sul Fatto solo quando vuole,  o lo ritiene opportuno il suo  Referente.

Dunque l’essenziale, togliendo i fiocchetti “colti” con cui Valentini ha infiocchettato il messaggio del Procuratore:

Di fronte alla crisi annunciata della maggioranza giallo-verde, minata nelle fondamenta dalla sua eterogeneità e dall’ incompatibilità genetica dei due partner di governo, il matrimonio d’ interesse che a giugno scorso ha partorito il “contratto di governo” tra il Movimento 5 Stelle e la Lega appare destinato ormai a essere sciolto dal richiamo alla realtà”.

Il  Procuratore  ha suonato  la fin de partie. Prosegue Valentini:

Un accordo fra il M5S e il Partito democratico   risultava impossibile all’ indomani dell’ ultima campagna elettorale, arroventata dalle accuse e dalle polemiche reciproche, tanto appare possibile adesso dopo il bagno istituzionale dei Cinque Stelle e i cambiamenti intercorsi nel frattempo all’ interno dei Democratici”.

“Quello fra M5S e Pd è un matrimonio che “s’ ha da fare”.  1) per  la necessità o l’ urgenza di aggregare un’ alternativa potenziale e credibile al centrodestra a trazione leghista, guidato dal sovranismo autoritario di Matteo Salvini con inclinazioni vagamente xenofobe e razziste.  2) perché  entrambe le forze politiche hanno bisogno di integrarsi a vicenda per candidarsi al governo del Paese, coltivando le loro affinità di fondo in modo da diventare complementari l’ una all’ altra”.

Per “contrastare la leadership del Capitano”,  occorre “aggregare un fronte progressista che competa alla pari”.

E questo già c’è: “Nel Parlamento attuale  –  calcola Valentini  –  il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico rappresentano rispettivamente il 32 e il 18 per cento, a cui bisogna aggiungere le componenti minori del centrosinistra e la formazione di Liberi e Uguali (3%): ciò vuol dire che sulla carta una maggioranza alternativa con più del 51 per cento già esiste e potrebbe essere ulteriormente rafforzata dopo le prossime europee”.

Al confronto, “ la coalizione di centrodestra – uscita vincitrice dalle ultime politiche – arriva nel suo complesso al 37 per cento”.

Ma Valentini, a nome del Procuratore,  mica pensa  ad una alleanza 5S e PD – no, a molto di più:

una integrazione fra i Cinquestelle e i Democratici”, insomma una fusione . In essa, assicura  il Procuratore  “il Movimento guidato da Luigi Di Maio può apportare al Pd di Nicola Zingaretti un impulso di rinnovamento e di tensione morale, tanto più dopo i recenti scandali sulla Sanità che hanno coinvolto i suoi esponenti in Basilicata e in Umbria; mentre viceversa i “dem” possono assicurare a loro volta un contributo di competenza e di esperienza alle nuove leve penta stellate”.

Capito il messaggio?  Sto rischiando molto  a   tradurlo pari pari,  memore del detto di Voltaire: se volete capire chi vi comanda, cercate quelli che non potete criticare. Mi sto per rovinare per voi, lettori.

Il Procuratore dice a  Zingaretti:  se  ti fondi col 5Stelle, il partito dell’Onestà,  riceverai un lavacro di tensione morale”  in cui saranno  candeggiati,  neutralizzati e smacchiati tutti gli scandali che  del tuo partito stanno  venendo fuori.  Sarai  esentato da inchieste e potrai di nuovo esibire la tua pretesa  superiorità morale su ogni avversario;   come vedi, la Procura è capace di coinvolgere un Siria in un processo per mafia,  quindi presto anche Sparafucile –  lo stiamo già braccando giudiziariamente, leggete qui cosa sta pubblicando il “nostro” giornale:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/23/lega-ecco-la-rete-segreta-dei-commercialisti-da-bergamo-agli-emirati-una-girandola-di-societa-scattata-dopo-le-indagini/5105918/

A voi per  ben  altro

si  sono  insabbiate  le indaginiFondetevi con gli Onesti per definizione, che   su istruzione stanno  così in fretta diventando “di sinistra”. Ricostituite il partito  di riferimento della Giustizia, sostenete Draghi – e non si parli più di euro-exit.

(Lettori, non vi basterà  cavarvela portandomi le arance.  Dovrete contribuire alle spese processuali, fondare una Onlus…  – Maurizio Blondet)

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