Rapporti tra scafisti e Ong: salvataggi? “Vi svelo i traffici”

Dopo le inchieste della procura di Trapani e il sequestro della nave Iuventa, emergono nuovi retroscena sul rapporto tra gli operatori delle Ong, i trafficanti di uomini e i migranti.

 A far luce su questa situazione è una “gola profonda”, ovvero un addetto alla sicurezza che ha lavorato su una nave di una organizzazione non governativa. Restando nell’anonimato, a IlGiorno, l’addetto che ha lavorato a bordo di Vos Hestia, nave di Save the Children, racconta cosa ha visto: “Diciamoci la verità: pochi sono in pericolo di vita. Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni. A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Quell’operazione l’ha voluta Save the Children direttamente da Londra, mentre tutti gli altri uffici europei erano contrari”. Poi rivela: “Ricordo che avevamo una mediatrice culturale inglese brava, parlava arabo. A un certo punto sbarca e al suo posto arriva un ragazzo italo-eritreo. Guarda caso… due giorni dopo che si fa? Si becca un barcone di eritrei. E fu il team leader di Stc a dare al comandante l’esatta posizione del barcone”.
Poi parla di una strana competizione tra Ong: “Sembrava una gara ad arrivare primi. Per me aveva un atteggiamento strano Iuventa, troppo piccola. Si capiva che faceva da appoggio. Una volta eravamo in Libia con altre Ong, ma non si vedevano gommoni. Poi un giorno chiama Iuventa e dice ‘abbiamo 400 persone a bordo’. Ma noi in cinque giorni non avevamo visto nessuno! E poi, se carichi tutte quella gente, mi dici dove stanno i battelli che hanno usato? Allora vuol dire che glieli hanno portati gli scafisti”.
A questo punto parla dei rapporti tra scafisti e Ong:
“Sono evidenti. Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, non sono certo i migranti. Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento…”.

Infine fa luce anche su chi materialmente, grazie al salvataggio dell ong, è poi entrato in Italia: “Su migliaia di persone soccorse forse solo il 20-25% era meritevole di aiuto. Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia, per loro quello era l’unico modo per provare a rientrare. Ma dico io, chi c… abbiamo portato in Italia?? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza”.

Il giornale



   

 

 

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