Renzi salva la Boschi: “l’emendamento Tempa Rossa è roba mia”

 

renzi boschi

Roma, 3 apr. – Non si sottrae e torna a ribadire che “in questa vicenda è coinvolto il presidente del Consiglio: se questa è la questione, ho scelto io fare di fare quell’emendamento“. Ospite di In Mezz’Ora su RaiTre, Matteo Renzi parla dell’inchiesta di Potenza e ribadisce: “è roba mia quell’emendamento” e così come per Tempa Rossa ciò vale “per Pompei, che faceva notizia solo per i crolli, per Bagnoli, per la Salerno-Reggio Calabria”, insomma per quelle opere pubbliche e private “bloccate per anni” e che “noi – rivendica il presidente del Consiglio – siamo qui per sbloccare”.

Renzi rilancia e conferma quindi la correttezza dell’azione del governo, e del presidente del Consiglio, nella gestione delle opere pubbliche: “Io spero che ci sia qualcosa di serio, ma per saperlo chiami il capo della Procura di Potenza, nel caso. Se mi vogliono interrogare anche sul resto, da Tempa Rossa a Pompei, eccomi“. “Perché devo sapere io di inchieste? Io non devo sapere, non devo fare una lezione sulla divisione dei poteri no? C’e’ un’impressionante confusione. Che un’inchiesta vada sui giornali o no dipende dai pm o dagli avvocati”, ricorda ancora Renzi che sottolinea come “abbiamo avuto troppi presidenti del Consiglio che hanno messo becco sul lavoro dei magistrati ai quali dico vadano a sentenza e si sbrighino“.

“E se ci fosse, in capo a Maria Elena Boschi, una posizione come quella che ha portato alle dimissioni Federica Guidi, anche lei dovrebbe dimettersi?”, chiede Lucia Annunziata: “Ma di che parliamo? – risponde il premier – tutti quelli che si trovano ad aver commesso un errore si devono dimettere, io per primo ma in questo caso non c’è discussione alcuna. Il proveddimento – torna a dire – l’ho voluto io. Ma di che discutiamo?”

“Dire che noi siamo quelli delle lobby – ha aggiunto – noi che abbiamo fatto la legge sui reati ambientali, approvato pene più dure sulla corruzione, chiamato Cantone all’Anac che ha salvato l’Expo con Sala, il conflitto d’interessi ora al Senato dopo la prima lettura, mi fa schiantare dalle risate tecnicamente parlando”.

E tornando sull’inchiesta a Potenza: “Stimo molto De Giorgi. In Italia uno è condannato se a sentenza passata in giudicato e io credo che di De Giorgi si può essere fieri e orgogliosi”. Il presidente del Consiglio sempre a proposito del Capo di Stato maggiore della Marina dice: “se i magistrati hanno carte su di lui e se ha commesso errori si vedrà in tribunale”.

Poi si cambia argomento e si parla di Marco Carrai, l’uomo che Matteo Renzi vorrebbe al suo fianco per sovraintendere ai 150 milioni di euro da investire nella cyber-security: “La proposta di uno staff che si occupi di cyber security va tranquillamente avanti – spiega – quella, come ho letto secondo qualcuno, che io avrei messo un mio amico alla guida del Dis o dei Servizi è una cosa che non è mai esistita. Ma non c’è ombra di dubbio che Marco Carrai lavorerà con me nel mio team a Palazzo Chigi, come tanti altri. E non ci vedo nulla di male”. E insiste: “Mi dicono che metto nei posti gli ‘amici degli amici’… Alla guida dei Servizi ci vanno realtà con una lunga esperienza istituzionale. I capi delle forze dell’ordine o delle forze armate non è che sono miei amici del cuore. Il team, la squadra, la segreteria, lo staff che lavora con me potrà essere gente, come succede in tutto il mondo, di cui mi fido, oppure no? Le istituzioni – osserva Renzi – sono legate ad alcune trafile e candidature. La mia squadra a Palazzo Chigi – puntualizza – è di gente di cui mi fido e con il massimo delle competenze”. (AGI)

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