Libia, Tripoli: scontri ed esplosioni contro il governo imposto dall’ONU

 

Il premier del cosiddetto “governo di riconciliazione nazionale libico” (imposto dall’ONU), Fayez al Serraj, e’ atteso per oggi a Tripoli insieme ai membri del suo esecutivo. Perquesto, secondo quanto hanno raccontato testimoni dalla capitale libica, si sono uditi questa mattina fortiesplosioni nella zona dell’aeroporto di Mitiga dove lemilizie ostili al nuovo governo e fedeli all’esecutivo  di Khalifa Ghweil avrebbero sparato colpi diartiglieria contraerea nel timore che si stesse avvicinandoun velivolo con a bordo al Sarraj.

Intanto resta alta la tensione intorno all’aeroporto non solo per il possibile atterraggio dell’aereo con a bordo i membri del nuovo governo, ma anche perche’ Mitiga potrebbe diventare la sede provvisoria del nuovo governo. Secondo il quotidiano arabo “Al Watan al Arabi”, Mitiga e’ una delle quattro possibili sedi per il nuovo esecutivo. In base a un rapporto della commissione per la sicurezza del governo di riconciliazione nazionale, presentato alla missione Onu in Libia presso la sede temporanea dell’esecutivo di Tunisi, al Serraj non puo’ recarsi nella capitale libica senza una forte protezione delle milizie locali. Per questo e’ stato chiesto di attendere la nascita di una Guardia presidenziale specializzata nella difesa del nuovo governo e dei suoi membri compreso ministri e sottosegretari.

Nel suo rapporto, la commissione consiglia inoltre quattro sedi come possibili luoghi nei quali istallare gli uffici del nuovo esecutivo. Il primo e’ quello della base aerea di Mitiga. Il secondo invece e’ quello della base navale di Tripoli. Non a caso questa mattina, dopo le esplosioni avvertite a Mitiga, e’ circolata la notizia di un possibile arrivo di al Serraj in citta’ via mare da Tunisi presso il porto locale. Una terza possibile sede e’ il complesso turistico di Janzur, gia’ usato dall’Onu, mentre la quarta e’ la ex sede del Congresso nazionale libico che ha lavorato per un periodo in un albergo della capitale.

A difendere al Serraj e i componenti del suo governo dovrebbero essere gli uomini delle brigate 14 e 23, che andrebbero a formare insieme una forza armata a sostegno al nuovo esecutivo. Al momento il premier libico non puo’ contare sull’appoggio dell’Esercito libico fedele a Khalifa Haftar, che sta boicottando la nascita del governo sostenuto dall’Onu sia tramite i suoi deputati nel parlamento di Tobruk che attraverso due membri del Consiglio di presidenza di Brega, che si sono autosospesi dall’incarico.

Allo stato attuale il Consiglio di presidenza puo’ affidarsi a quelle milizie di Misurata e della Tripolitania che hanno deciso di sostenere l’accordo di riconciliazione nazionale firmato in Marocco. In Libia sono ormai attive tre compagini governative: due con sede a Tobruk e Tripoli non ufficialmente riconosciute dall’Onu come legittime rappresentati del popolo libico, piu’ il governo guidato da al Serraj che invece gode del sostegno delle Nazioni Unite ma che per il momento si riunisce a Tunisi in attesa di potersi insediare nella capitale libica. Da parte sua, il Consiglio di presidenza libico ha accusato il cosiddetto governo di salvezza nazionale con sede a Tripoli di aver chiuso lo scalo aereo di Mitiga con il preciso intento di impedire ad al Serraj di iniziare i lavori.

Il Consiglio di presidenza e’ stato costituito artificialmente il 17 dicembre scorso a Shkirat, in Marocco, grazie a un accordo tra i deputati della Camera dei rappresentanti di Tobruk, del Congresso generale nazionale Tripoli e dei membri della societa’ civile libica. Tuttavia, la lista dei ministri del futuro governo di riconciliazione nazionale, redatta proprio dal Consiglio di presidenza, non ha ancora incassato il sostegno del parlamento libico riconosciuto dalla comunita’ internazionale. E’ stata infatti rinviata ieri per l’ennesima volta per mancanza del numero legale la seduta del parlamento libico di Tobruk, l’unico riconosciuto al livello internazionale, convocata per discutere del voto di fiducia al governo di riconciliazione. Secondo quanto riferisce il sito informativo libico “Akhbar Libya 24″, anche nel corso della seduta convocata ieri dal presidente Aguila Saleh per discutere, tra le altre cose, anche della mancanza di liquidita’ nelle casse della Banca centrale e della revisione costituzionale necessaria per recepire gli accordi di riconciliazione nazionale firmati in Marocco, l’assenza della maggioranza dei deputati ha reso impossibile l’avvio dei lavori.

Sono cosi saliti a sei i tentativi di votare la fiducia al nuovo governo del premier Serraj falliti per il boicottaggio dei deputati legati al generale Khalifa Haftar, ministro della Difesa dell’entita’ governativa libica attiva nella Cirenaica e capo di stato maggiore dell’Esercito libico. Oltre 100 parlamentari libici hanno firmato un documento nel quale si sono detti pronti a votare la fiducia al nuovo esecutivo qualora ve ne fosse la possibilita’. I politici libici seguaci del generale Haftar, invece, non accettano alcuni nomi del nuovo governo di riconciliazione nazionale perche’ considerati troppo vicini ai Fratelli musulmani. Molto dubbi vi sono anche sull’assegnazione del ministero della Difesa a Mahdi al Barghuthi, colonnello dell’Esercito libico considerato un possibile nuovo Haftar. Altri ancora, invece, ritengono che alcuni ministri siano collusi con il passato regime gheddafiano. (AGI)

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