Marocco: a Ceuta una base di jihadisti Isis, oltre 500 gia’ partiti

Un fazzoletto di terra ha fornito oltre 500 uomini alle forze dei jihadisti del Daesh, lo Stato islamico. E’ Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, in posizione nevralgica nei transiti migratori. Da qui, secondo l’intelligence spagnola, sarebbero transitati aspiranti guerriglieri di origine iberica e marocchina facendo tappa nel ‘barrio’ del Principe Alfonso, un quartiere a prevalenza musulmana situato alle porte della citta’, poco dopo il mercato del Tarajal.

“Ceuta e’ una citta’ importante per il traffico di droga e di armi – afferma Jesus Gonzales, portavoce del sindacato Unico de Policia – e nelle ultime operazioni di polizia abbiamo notato che la zona ha acquisito un ruolo nella geopolitica del Daesh. Ovviamente il jihadismo, come le altre forme di terrorismo, necessita di finanziamenti ed il barrio del Principe Alfonso e’ un ottimo serbatoio economico”. Qui gli aspiranti jihadisti entrano dalla frontiera marocchina dopo mesi di addestramento nei pressi di Fnideq e vivono per mesi nel quartiere del Principe per poi partire dalla Spagna per la Turchia.

A Ceuta, tra gli altri, hanno fatto base Mohamed Hamduch, 28 anni, conosciuto come Kokito e famigerato per la foto che lo ritrae mentre sorregge cinque teste mozzate, e Rachid Wahbi, partito per unirsi in Siria alle brigate di Al Nusra e autore della strage di Idlib, dove morirono oltre 100 persone.

kokito-jihad

Secondo un rapporto del Comitato esecutivo della Sicurezza Esterna degli Stati Uniti, pubblicato dal quotidiano spagnlo ‘El Mundo’, sono tra i 1.500 e i 2.000 i marocchini partiti per Siria e Iraq. Il 30% di loro si sarebberi messi in viaggio dal triangolo composto da Tangeri, Tetouan e Castillejos. In 70 invece avrebbero preso il via dalla Spagna, di cui il 23% da Ceuta. “Questo rapporto parla di almeno 500 uomini, tra i 18 e i 45 anni, che sarebbero partiti dalle nostre zone -afferma Kamal Mohamed, presidente dell’Asociaccion de los Vecinos del Principe (Associazione degli abitanti del Principe)- ma molti di loro si limitano a transitare sul nostro territorio. Non credo che sia un problema da sottovalutare, ma non e’ corretto criminalizzare un’intera comunita’”. agi



   

 

 

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