La “guerra civile araba”, Yarmouk, l’imperialismo, l’accordo USA-Iran

LA “GUERRA CIVILE ARABA”: LA SIRIA, L’IRAQ, LA LIBIA, LO YEMEN, YARMOUK, E LE MANOVRE DELL’IMPERIALISMO E DEL SIONISMO

Yarmouk

L’ultimo dramma che sconvolge il mondo arabo è l’attacco spietato dell’Arabia Saudita allo Yemen, effettuato con micidiali bombardamenti che distruggono infrastrutture e uccidono migliaia di civili. Ma questo non è altro che l’ultimo episodio di quella che è stata definita “la guerra civile araba” che vede contrapposti due schieramenti: da un lato troviamo le monarchie oscurantiste, feudali e confessionali del Golfo Arabico, con l’Arabia Saudita in testa, dominata dalla setta fondamentalista dei Wahabiti, un paese dove le donne non godono di alcun diritto e dove si può essere condannati a morte per apostasia, cioè per essere passati dalla religione musulmana ad un’altra religione, o per stregoneria, o per adulterio. Con i Sauditi troviamo gli Emirati Uniti, il Kuwait, il Bahrein, tutti sostenitori e finanziatori delle formazioni jihadiste più estremiste, come Daesh (conosciuto meglio in Occidente come ISIS, o Stato Islamico), e Al-Queda con il suo braccio siriano Al-Nusra. Su una posizione analoga, ma in concorrenza con i Sauditi, si trova il Qatar, alleato alla Turchia di Erdogan. Insieme sostengono la Fratellanza Musulmana, concorrente dei Wahabiti, messa fuori legge in Egitto (che per questo riceve ingenti aiuti finanziari dall’Arabia).

Questo gruppo di paesi controlla gran parte della produzione mondiale di petrolio e di gas e può quindi ricattare il mondo influenzando la produzione ed i prezzi degli idrocarburi. Nei paesi e nelle aree da loro controllate vengono reintrodotte la Sharia, ovvero la legge islamica, e la poligamia.

Il fronte opposto è costituito dai nemici delle petromonarchie, cioè tutti i paesi laici-progressisti, antisionisti, antimperialisti, o di tendenze socialiste, che si ispirano al nazionalismo pan-arabo antimperialista, ormai molto ridotti di numero e continuamente sotto attacco, e l’Iran, in quanto principale paese sciita, cioè caratterizzato da una corrente musulmana che si è staccata già da più di 1300 anni dalla corrente principale: la Sunna.

Israele, l’imperialismo statunitense ed i vecchi paesi colonialisti europei, come la Francia, hanno collaborato, e continuano a collaborare, con le potenze oscurantiste e reazionarie per finire di spezzare il cosiddetto “Fronte della Resistenza” antisionista ed antimperialista formato dai paesi laici e dall’Iran, che, benché a forte ispirazione religiosa sciita, ha comunque assunto un atteggiamento decisamente antimperialista ed antisraeliano, attua una politica sociale e ha aperto ai diritti delle donne .

Così è stato fatto a pezzi l’Iraq, massima ex-potenza laica del Vicino Oriente, con le due guerre del Golfo del 1991 e del 2003; così è stata distrutta nel 2011 la Libia, che era il paese più prospero e avanzato di tutta l’Africa, con una grande apertura verso i diritti delle donne, grazie ad un’alleanza tra le formazioni jihadiste di Bengasi e Misurata (come Ansar Al Sharia e Alba Libica), finanziate dal Qatar, e la NATO che ha bombardato per mesi il paese; così viene devastata da 4 anni la Siria, paese di grande tolleranza interconfessionale, caratterizzato da un’istruzione laica pubblica e gratuita, da uno stato sociale funzionante, dai pieni diritti per le donne. L’ultima impresa delle bande di Al Nusra e Daesh è l’occupazione del grande quartiere di Yarmouk alla periferia sud di Damasco dove vivevano in pace, con diritti uguali a quelli dei Siriani, 160.000 Palestinesi cacciati dalla Palestina nel 1948 dalla violenza delle milizie israeliane. Tre anni orsono un’organizzazione palestinese legata alla Fratellanza Musulmana (Aknaf Beit Al Meqdis) aveva tradito la fiducia del governo Assad facendo entrare i jihadisti nel quartiere e trasformandolo in un campo di battaglia. Ultimamente i miliziani di questa stessa organizzazione, riconoscendo l’errore, si stavano riconciliando con il governo, suscitando per questo la sanguinosa rappresaglia di Al Nusra e Daesh.

La crisi è ancora in corso a Yarmouk ed in altre zone della Siria, come nella città di Idlib, presa d’assalto e occupata da Al Nusra con l’apporto dei modernissimi razzi TOW forniti dagli USA.

Anche l’attacco della monarchia saudita allo Yemen, con l’appoggio diretto di Al Queda, tende a sopraffare un paese poverissimo dove si è formata una coalizione tra Sciiti (detti “Houti”) ed elementi Sunniti repubblicani.

L’ironia di questa situazione è che si è formata una coalizione tra USA, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, altre petromonarchie (anche l’Italia ne fa parte) contro lo Stato Islamico, mentre tutti sanno che Daesh è stato creato e finanziato da questi stessi paesi, che, sottobanco, continuano a finanziarlo, insieme al finanziamento di Al Queda ed altre formazioni jihadiste. Si sa che anche Israele rifornisce Al Nusra. Di fatto né Daesh, né Al Nusra, né Al Queda hanno mai lanciato attacchi contro Israele.

Ultimamente Obama, ormai quasi alla scadenza della sua presidenza ed in cerca di un episodio che dia lustro alla sua incolore presidenza al servizio dei poteri forti, ha tentato di sganciarsi parzialmente dall’abbraccio di Arabia e Israele, che stanno facendo precipitare la situazione verso scenari sempre più drammatici, concludendo un accordo con L’Iran, che rinuncerebbe a buona parte del suo programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni che lo soffocano da più di 30 anni. Sull’altro fronte la Russia (alleata di Siria ed Iran) ha assunto un atteggiamento moderato, non opponendo il veto all’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU allo Yemen, e non chiedendo anche la fine dei bombardamenti sauditi.

Ma l’accordo tra Obama ed il capo dei “moderati” iraniani Rohani potrà reggere? E la Russia (con i suoi alleati Cina e Venezuela, che addirittura hanno votato a favore della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza) si è fatta bene i conti? In realtà la “guida suprema” dell’Iran Kamenei ha giustamente affermato che l’Iran firmerà l’accordo solo quando saranno realmente tolte le sanzioni, mentre il Congresso statunitense (dominato dai falchi repubblicani) si oppone all’accordo, in alleanza con la lobby israeliana. Né la candidata Clinton, sempre dimostratasi un falco in politica estera e aperta sostenitrice dei Fratelli musulmani, sembra poter assicurare una politica di pace, anche per non mostrarsi “debole” nel corso della prossima campagna presidenziale.

In definitiva si potrebbe dire che è incerta la situazione sotto il cielo e che l’unica garanzia per un esito positivo dello scontro in atto (di cui una parte sostanziale è anche la contemporanea crisi in Ucraina) è la capacità di resistenza dei popoli che lottano contro l’oscurantismo, l’imperialismo ed il Sionismo.

Roma 18 aprile 2015 Vincenzo Brandi



   

 

 

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