Corte UE: gli immigrati non possono essere obbligati a integrarsi nella società

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È contrario al principio di proporzionalità del diritto europeo il fatto che un immigrato extracomunitario residente da tempo in uno Stato membro dell’Unione europea sia sottoposto a un esame di integrazione nella società. Lo ha dichiarato Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte di giustizia europea.

Secondo Szpunar, obbligare all’integrazione non è incompatibile con le normative europee, purché però non arrivi a costituire un requisito per il mantenimento dello status” di residente di lungo periodo. L’avvocato generale si è pronunciato sui casi di una cittadina statunitense e una neozelandese che, dopo avere acquisito lo status di residenti di lungo periodo in Olanda si sono viste sottoporre un esame che dimostrasse la loro “integrazione” nel Paese.

Secondo una direttiva del 2003, gli Stati membri dell’Ue possono concedere lo status di residente di lungo periodo ai cittadini di Paesi terzi che hanno vissuto legalmente e ininterrottamente nel loro territorio durante i cinque anni immediatamente precedenti alla presentazione della richiesta. Allo stesso tempo, i Paesi membri possono chiedere che queste persone soddisfino determinati requisiti di integrazione in base alle singole leggi nazionali. Nonostante ciò, la direttiva non precisa se la soddisfazione dei requisiti possa essere imposta anche una volta acquisito lo status di residente di lungo periodo. (LaPresse/EFE)



   

 

 

4 Commenti per “Corte UE: gli immigrati non possono essere obbligati a integrarsi nella società”

  1. una vergogna unica

  2. Dobbiamo integrarci NOI ? Questa Europa sadomasochista comincia a dare sui nervi….Non c’è da stupirci se i giovani virgulti immigrati accolti con tutti gli onori, alzino il dito medio e si scuotano i testicoli mostrandoceli…. < c'è da sperare in una civile convivenza ? Se dico di no, sono "razzista" o Patriota ?

  3. secondo i deficiente UE siamo noi che dobbiamo integrarsi a loro.

  4. A mio avviso è la solita cazzata di merito: la voglia di mantenersi abitudini incompatibili con le usanze del posto non può far accedere ad alcun diritto. Del resto se tali abitudini rappresentano una convenienza per la gente locale, automaticamente saranno integrate da tutti!
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    Un esempio: prima del ’45 la musica leggera italiana aveva connotati ben precisi, dopo ci fu una forte espansione di quella angloamericana la quale dura tutt’oggi, comprese le varianti innovative. Altre provenienze, invece, non attecchirono perché evidentemente per gli italiani non erano culturalmente interessanti.
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    Quindi, la solita legislazione fatta a metà e da incompetenti!

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