Nietzsche tra Cristo e Anticristo. Il filosofo che ‘ammazza Dio’ è inconsapevolmente cristiano?

Nietzsche

di Domenico Rosa

La filosofia di Friedrich Nietzsche tutta tesa alla celebrazione del coraggio, all’esaltazione degli istinti, all’accettazione piena della vita lancia ne ‘L’Anticristo’ la sua sfida totale al cristianesimo. Un’invettiva piena di livore contro la religione che, a detta del pensatore, incarna i valori deboli della società borghese: carità, altruismo, filantropia, democrazia, socialismo. Tutti questi sentimenti sarebbero frutto del rancore dei ‘ciandala’ (termine indiano che indica gli appartenenti al gradino più basso della società) che vincono i forti non con la forza ma con l’utopia debole dell’eguaglianza. Il cosiddetto livellamento dal basso. Al cristianesimo imputa di aver falsificato l’insegnamento di Gesù (non sarebbe risorto) e di aver inventato l’uguaglianza delle anime di fronte a Dio e la sua immortalità. Per questo in ‘Così parlò Zarathustra’ lancia l’appello per l’accettazione piena della vita: “Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di sovraterrene speranze. Lo sappiamo o no: costoro esercitano il veneficio (omicidio mediante veleno ndr)”.

Nell’Anticristo Nietzsche utilizza il cristianesimo anche per sferrare bordate ai pensatori tedeschi figli del protestantesimo. Nella nota introduttiva Giorgio Colli scrive che ai tempi della stesura dell’opera la dottrina cristiana era considerata in Germania “più risibile che temibile”.1 Vuole intendere che in questo periodo storico non ci sarebbe stata nessuna necessità di un libello al vetriolo contro una morale in declino. Quindi per Colli quello di Nietzsche è un escamotage per colpire i valori del mondo moderno e i ‘colleghi’ Leibiniz e Kant, ‘figli’ di Lutero, a cui il filosofo dell’oltreuomo attribuisce la colpa di aver fatto naufragare il Rinascimento proprio quando si stava affermando in tutto il suo splendore nella sede del papato grazie a Cesare Borgia. Il monaco agostiniano avrebbe così impedito il “trionfo della vita” restaurando nuovamente la Chiesa.2

A questo proposito ascoltiamo le parole del filosofo: “Sono i miei nemici, lo confesso, questi Tedeschi: io disprezzo in loro ogni sorta di sordidezza nelle idee e nei valori, ogni specie di viltà di fronte a qualsiasi onesto sì e no. (…) Hanno sulla coscienza anche la più sporca specie di cristianesimo che esista, la più inguaribile, la più inconfutabile, il protestantesimo… Se non la faremo finita col cristianesimo, sarà colpa dei Tedeschi”.3 Insomma Nietzsche nella sua esemplificazione storica identifica col cristianesimo metafisica, morale, giustizia, democrazia e uguaglianza. “Il torto – secondo Nietzsche – non sta mai in diritti ineguali, sta nel pretendere uguali diritti”.4 E ancora: “Il veleno della dottrina dei ‘diritti uguali per tutti’ è stato diffuso dal cristianesimo”.5

L’impedimento della felicità è l’invenzione del peccato. La catena che tiene imprigionato l’uomo, che non gli permette il suo stato di benessere ma anzi glielo presenta come tentazione: “il malessere fisiologico intossicato dal verme della coscienza”6. Il filosofo rimpiange l’impero romano, dove come nel Rinascimento prosperava la vita. Organizzazione magnifica svuotata a mano a mano dal cristianesimo, definito: “il vampiro dell’imperum romanum”.7 La Giudea, umiliata dai Romani, capovolge i valori del mondo antico (forza, salute, fierezza, gioia) e conquista Roma tramite il cristianesimo, ossia mediante una religione che è il frutto di un risentimento dell’uomo debole verso la vita.

La polemica di Nietzsche è contro il proprio il tempo, con toni esaltati e violenti si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti, per far posto all’avvento di un nuovo pensiero, finalizzato alla volontà di potenza. Il suo filosofare “con il martello” ha come obiettivo principale la morale. La voce della coscienza da cui deriva la morale non è altro che la presenza in noi delle autorità sociali da cui siamo stati educati. “L’istinto del gregge nel singolo”. Nasce con il filosofo di Rocken l’etica senza responsabilità. Perché fare il bene? La sua nuova dimensione è fatta per “i pochissimi”. Solo loro possono ottenere i privilegi della felicità, della bellezza, della bontà sulla terra. Soltanto presso questi uomini la bontà non è debolezza. “Il bene è un privilegio”.8 La liberazione dello spirito che auspica Nietzsche non riguarda tutta l’umanità, ma soltanto una parte di essa. Un minoranza elitaria che ha bisogno della schiavitù delle masse per realizzarsi. La menzogna che impedisce l’affrancamento dalla falsa morale è il cristianesimo: “l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unico grande istinto della vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, furtivo, sotterraneo, meschino – lo definisco l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità”.9

Il vero impostore per il filosofo tedesco è San Paolo. E’ l’apostolo delle genti – secondo Nietzsche – a manipolare il messaggio originario di Gesù di beatitudine, a inventare la sua risurrezione per sovvertire i valori. Cita la lettera ai Corinzi: “ ‘Se Cristo non è risorto dai morti, la nostra fede è vana’. – continua – E di colpo si fece il Vangelo la più spregevole di tutte le irrealizzabili promesse, la spudorata dottrina dell’immortalità personale… Lo stesso Paolo la insegnava come premio!…”.10 Alla base di tutto questo ci sarebbe un odio primordiale contro la conoscenza che Paolo manifesta quando parla della stoltezza “della sapienza del mondo” (Cor 10-4). L’attacco del filosofo è feroce: “il peccato è inventato per rendere impossibile scienza, cultura, ogni umana elevazione e nobiltà di sentire; il prete domina grazie all’invenzione del peccato”.11 Così, come esemplifica la storia allo stesso modo il filosofo di Röcken banalizza e strumentalizza il Vangelo per demolire i valori della società contemporanea.

Ciò che colpisce è che nella sua analisi non nasconde una certa simpatia per Gesù. Rappresentato come un santo anarchico12, folle che non conosce né colpa né castigo, non va in collera né oppone resistenza. Sembra quasi che inconsapevolmente Nietzsche nel suo messaggio della terza metamorfosi dello spirito si sia ispirato a Cristo.

In ‘Così parlo Zarathustra’ il filosofo descrive il superuomo alla stregua di una libertà che libera se stessa, per approdare a una innocente e creativa affermazione della vita: lo spirito che diventa prima cammello, l’uomo che obbedisce ai comandamenti; poi leone, l’uomo che si libera dall’autorità; e infine fanciullo, vive al di là del bene e del male, non è servo come il cammello né violento come il leone. Riscopre l’innocenza. Dice sì alla vita.

Prima del filosofo di Röcken è Gesù Cristo a invitare chi vuole seguirlo a farsi piccolo. Ascoltiamolo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18-3).

Alla fine il martellare assordante e distruttivo del pensiero di Friedrich Nietzsche – che proclama la morte di Dio (ma se Dio non esiste perché bisogna ammazzarlo?) – si riduce alla semplicità della fanciullezza che, come spiega Gesù, apre le porte dell’eternità. Non è Nietzsche stesso a dire che “il piacere vuole eternità?”



   

 

 

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