Il giornale dei compagni ha 110 milioni di debiti. Grazie a Prodi, li pagheremo noi

29 luglio – La stangata, sempre che l’Avvocatura dello Stato confermi, arriverà a ottobre. E, anche se si tratta di debiti di un giornale di partito, l’Unità , e del «fu» partito medesimo – i Ds poi diventati Pd – a pagarla saranno i cittadini tutti, visto che a sborsare ci penserà lo Stato, dunque i contribuenti.

Si dà il caso infatti che, per grazia ricevuta nel 1998 dal governo Prodi, lo Stato abbia esteso anche a soggetti diversi dalle editrici la garanzia relativa ai mutui per l’editoria contratti da quotidiani di partito. E si dà il caso anche che i debiti contratti sino al 2001 dall’ Unità , il quotidiano fondato da Antonio Gramsci che sta attraversando una crisi nerissima, siano confluiti nel calderone del «buco» del vecchio Pci-Pds ereditato dalla Fondazione Ds.

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Morale: lo Stato, in quanto garante, ora dovrà pagare le banche creditrici al posto dell’ Unità e della Fondazione Ds. E non si tratta di bruscolini: il debito infatti, per il quale il Tribunale di Roma ha emesso altrettanti decreti ingiuntivi richiesti dagli istituti di credito, ammonta a 110 milioni di euro. Una cifra che il governo Renzi dovrà sborsare a meno che l’Avvocatura, cui è stato presentato ricorso, non blocchi tutto.

Il contenzioso non è nuovo. Già nel 2011, Il Giornale e Il Messaggero avevano parlato del debito monstre dell’ Unità e della maxi-causa intentata da sei banche – capofila Intesa SanPaolo, Bnl e Banca Popolare – per cercare di riavere il denaro prestato al quotidiano degli allora Ds. Alle origini del paradosso che scarica oggi sui cittadini i debiti di ieri di un quotidiano di partito, un concorso di fattori. Alla base c’è la già citata legge varata dal governo Prodi, la numero 224 dell’11 luglio del 1998, che trasferisce la garanzia posta dallo Stato su debiti dei quotidiani di partito «anche a soggetti diversi dalle editrici concessionarie». La norma, al comma 2 dell’articolo 4, precisa: «La garanzia concessa a carico dello Stato applicata per capitale, interessi anche di mora ed indennizzi contrattuali, è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario». Con questo si intrecciano le vicissitudini che dal Pci hanno portato al Pd di oggi e alla gestione, tramite la Fondazione Ds, del patrimonio del partito.

È il 2001 quando la Fondazione guidata dall’ex tesoriere Ugo Sposetti, adesso senatore, si trova sulle spalle un maxi-debito dovuto in parte al giornale. Ed è il 2002 quando gli esperti dell’ex Pci stabiliscono che, almeno del debito per l’editoria, non c’è da preoccuparsi visto che garante dei mutui è lo Stato. Si arriva così alla causa delle banche e ai decreti ingiuntivi che gli istituti di credito hanno ottenuto e che il governo guidato – ironia della sorte – dal leader del Pd, rischia di pagare. Il tutto proprio mentre si decide il destino dell’ Unità .

Il giornale è alle soglie del fallimento, rischia a stretto giro di chiudere i battenti. Rifiutata la proposta di salvataggio dell’onorevole Daniela Santanchè, la trattativa procede con Editoriale Novanta di Matteo Fago. E i prossimi giorni saranno cruciali.

Mariateresa Conti  – il giornale

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1 Commento per “Il giornale dei compagni ha 110 milioni di debiti. Grazie a Prodi, li pagheremo noi”

  1. Ignobile giornale, spero sparisca al più presto insieme alla merda in essa contenuta
    Era ora

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