Jihadisti ordinano alle donne di concedersi ai militanti, “Così contribuite al jihad”

BURKA322 luglio – Un appello a “offrire le donne non sposate” ai “fratelli mujaheddin” è stato diffuso a Ninive dai jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), che da settimane controllano la provincia nord-irachena.

In un comunicato scritto su carta ‘intestata’, in cui appare il logo nero con la scritta bianca usato dalle sigle salafite-jihadiste, la dicitura “Non c’è dio se non Dio”, le tre parole “Dio, profeta, Muhammad” e la denominazione “Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil, ndr), provincia di Ninive”, i jihadisti chiedono alle donne di “fare la loro parte nel jihad al-nikah” (letteralmente il jihad matrimoniale) dandosi in spose ai combattenti, e avvertono che chi farà resistenza sarà punito in base alla sharia.

“Alla luce della liberazione della provincia di Ninive – si legge nel comunicato diffuso alcuni giorni fa, di cui Aki-Adnkronos International ha ottenuto una copia – e del benvenuto dato dalla popolazione ai suoi fratelli mujaheddin, e dopo la grandiosa vittoria conseguita e la sconfitta dell’esercito safavide (un riferimento all’impero safavide, che impose l’Islam sciita nelle province sotto il suo controllo, tra cui gran parte del territorio iracheno, tra il 1501 e il 1736, ndr) nella provincia di Ninive e la sua liberazione, provincia questa che con il permesso di Dio sarà la residenza e il rifugio dei mujaheddin, alla luce di questo chiediamo alla popolazione di questa provincia di offrire le donne non sposate perché facciano la loro parte nel jihad al-nikah a favore dei loro fratelli mujaheddin. Su chi mancherà di farlo erigeremo la sharia e applicheremo le sue leggi”.

ComunicatoISIL

“Oh Dio, abbiamo dato comunicazione, sii testimone”, si legge infine nel comunicato, firmato “Provincia di Ninive” e timbrato con il logo salafita. Accanto al timbro, la dicitura “Stato islamico in Iraq e nel Levante, comitato giuridico generale”. Il comunicato costituisce l’ufficializzazione di una pratica che è stata denunciata più volte nei mesi scorsi, soprattutto in Siria, altro fronte che vede l’Isil in prima linea.

Molti media hanno parlato di donne inviate da vari paesi arabi, soprattutto dalla Tunisia, a partecipare al ‘jihad del sesso’, che in genere prevede brevi contratti di matrimonio tra i jihadisti e le ragazze. Anche il governo tunisino ha ammesso l’esistenza del fenomeno. Lo scorso anno, il ministro degli Interni di Tunisi, Lotfi Bin Jeddou, spiegò in parlamento che molte giovani tunisine “vengono ‘usate’ da 20, 30 o 100 ribelli, prima di tornare in patria con il frutto di questi contatti sessuali in nome del jihad del sesso”.



   

 

 

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