La sinistra boicotta la mostra sul seminarista massacrato dai partigiani

rivi22 nov – (il giornale) I segni dei tempi. Per un sociologo delle religioni attento come Massimo Introvigne la Chiesa si sta finalmente aprendo alla realtà complessa del Novecento a differenza di altre realtà: «La Chiesa è più avanti come dimostra un evento piccolo ma straordinario: la beatificazione di Rolando Rivi».

Rolando Rivi, il seminarista quattordicenne torturato e ucciso dai partigiani comunisti il 13 aprile 1945, negli ultimi giorni della guerra. Il 5 ottobre scorso, a distanza di quasi settant’anni, Rivi è stato proclamato beato con una grande festa al Palazzo dello sport di Modena.

Ma la sua popolarità finisce qui: il muro dell’ideologia da quelle parti, fra Modena e Reggio Emilia, non è ancora caduto anche se il Pci ha cambiato nome più di una volta. Così una mostra sulla vita troppo breve del giovane diventa la pietra dello scandalo, provoca rabbia e malumori finché la preside di una scuola elementare della zona blocca le visite dei ragazzi. «Impossibile contestualizzare la mostra – spiega con toni surreali Laura Spinabelli – dal punto di vista storico e didattico».
Non siamo più al 1945, all’epoca in cui i preti fra Modena e Reggio venivano bastonati e uccisi come i borghesi e gli anticomunisti perché i partigiani si preparavano all’imminente rivoluzione, però la malapianta del pregiudizio ideologico è dura a morire.

Antefatto: al meeting di Rimini viene presentata una mostra sul giovanissimo cattolico, vittima di una violenza cieca e feroce, rapito, pestato a sangue e massacrato con la fantomatica accusa di spionaggio. La mostra passa a Rio Saliceto (Reggio Emilia) e il parroco don Carlo Castellini organizza le visite dei bambini della vicina scuola elementare Anna Frank. Andrà a vederla solo chi partecipa all’ora di religione. C’è un filtro, dunque. Ma anche questo non basta: lunedì scorso, come ha documentato Andrea Zambrano sul quotidiano Prima pagina, si muovono le prime classi e qualcosa va storto.

C’è un pannello in cui si ricorda una frase in voga all’epoca: «Un prete di meno domani». Che poi sarebbero le parole pronunciate dagli assassini di Righi. Più di un genitore si offende, forse vede deturpata la memoria della guerra partigiana e la retorica che spesso l’accompagna, forse c’è ancora chi non è pronto ad un confronto con la storia vera, la lotta di classe a tratti brutale e selvaggia che si è svolta in queste terre.

La preside, informata, temporeggia, poi decide: stop alle visite. «Impossibile contestualizzare la mostra dal punto di vista storico e didattico». Nel triangolo rosso il passato non se ne vuole andare e i bambini, i bambini del 2013, restano in classe. Per sapere com’è andata dovranno aspettare la maggiore età.

Condividi

 

One thought on “La sinistra boicotta la mostra sul seminarista massacrato dai partigiani

  1. Ho avuto modo di conoscere di persona il “comunismo” ed i comunisti italiani dopo il maggio 1945 in Istria. NON cambieranno mai! anche se muteranno le loro sigle di appartenenza. Però, che pena! per il piccolo Righi e che vergogna per coloro che ancora si nutrono di odio.

Comments are closed.