L’Angola dice addio al dollaro, il Fmi parte all’attacco

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24 giu – Un invito a ripensare le politiche sui sussidi all’energia concessi dal governo angolano viene lanciato in uno studio condotto del Fondo monetario internazionale (Fmi), a cui ha avuto accesso l’Agi, che ha analizzato l’aspetto economico e sociale di questo tipo di spesa pubblica. “Sono inefficienti e rafforzano la disuguaglianza sociale”, scrive il Fmi.

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Per sussidi all’energia si intende tutte quelle agevolazioni fiscali e non che permettono al consumatore di pagare un prodotto (in questo caso prodotti energetici come combustibili o la stessa energia elettrica) ad un prezzo inferiore rispetto al costo sostenuto dallo Stato. Il Fmi aveva gia’ trattato questo tema a livello mondiale sottolineando l’esigenza di rivedere questa forma di intervento statale. Oggi affronta la situazione dell’Angola, secondo produttore di petrolio in Africa e uno dei paesi dell’Africa Subsahariana con i piu’ alti sussidi all’energia, con una percentuale pari al 4% del Pil contro una media del 2,2% dei paesi esportatori di petrolio dell’aerea.

“I sussidi ai combustibili rafforzano la disuguaglianza – si legge nello studio del Fmi – e deprimono la crescita economica riducendo l’investimento nel settore energetico, creando l’effetto di crowding out nella spesa pubblica in settori chiave dell’economia e collocando risorse eccessive nei settori energetici”. Inoltre secondo l’istituzione internazionale esercitano pressione sulla bilancia commerciale dei paesi importatori di energia e creano ripercussioni negative sull’ambiente. Per quanto riguarda l’aumento della disuguaglianza poi, il Fmi sostiene che i loro benefici raggiungano, in Africa Sub sahariana, per la maggior parte (44,2%) i piu’ ricchi e che solo una parte minore raggiunga le persone povere (11,5%) e in estrema poverta’ (7,8%) anche perche’ fanno si’ che le spese del governo in materia sociale siano riviste al ribasso. Tuttavia, come spiega il Fmi, nonostante per gli economisti questi sussidi siano inefficienti e’ molto difficile rimuoverli perche’ si pensa sia piu’ facile gestire l’inflazione in questo modo o che ribassando i prezzi la gente abbia un accesso piu’ ampio a queste fonti di energia.

I governi poi temono che rimuovendoli si scatenerebbero proteste sociali per l’aumento del prezzo della benzina. Il Fmi ha dunque individuato sei azioni per una transizione “indolore” dalla situazione attuale all’eliminazione dei sussidi. “Il governo dovrebbe avviare un piano generale di riforme – scrive il Fmi citando gli esempi di Kenya Uganda e Ghana – oltre a informare il pubblico sui benefici della riforma, la strategia sarebbe poi quella di aumentare i prezzi gradualmente aumentando l’efficienza delle imprese pubbliche e sviluppando misure per proteggere i poveri e infine dando vita a un meccanismo automatico di creazione dei prezzi con un organismo autonomo che faccia da supervisore”. In Kenya il processo di riforma di questo tipo e’ durato dieci anni e dopo la riforma le cose migliorarono. “Dopo la riforma – spiega il Fmi – l’offerta di elettricita’ in Kenya e in Uganda aumento’ rispettivamente del 5 e del 9% e si ebbero miglioramenti in termini di efficienza e di l’accesso alla rete elettrica”.



   

 

 

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