Equitalia, dipendente al figlio: non dire dove lavoro, temo dispetti e ritorsioni

13 mag – ‘Ho chiesto a mio figlio di non dire dove lavoro, temo dispetti e ritorsioni”: cosi’ Giuseppe, dipendente Equitalia che lavora allo sportello a Roma si sfoga sulla situazione della societa’ di riscossione, vittima di numerosi attacchi in questi giorni, ultimo quello di Livorno di questa mattina dove sono state lanciate due molotov contro la sede locale.

”Sembra che la colpa – afferma – sia dei lavoratori Equitalia. Oltre ai fatti che si leggono sui giornali e che preoccupano, il clima e’ pesante. Dire che lavori a Equitalia e’ come dire che hai la peste, e’ peggio che fare il carabiniere negli anni Settanta”.

”Temo – sottolinea – che qualcuno, esasperato per aver perso il lavoro o per aver chiuso l’attivita’ se la prenda con noi che facciamo la riscossione. Lavoro allo sportello, sento da vicino i malumori delle persone”, spiega il dipendente, evidentemente spesso alle prese con le proteste di chi ha ricevuto la cartella esattoriale. Il problema, come in molti sottolineano, anche dal fronte politico, non risiede pero’ allo sportello: ”noi – ribadisce – facciamo solo il nostro lavoro. Sara’ particolare, ma qualcuno lo deve pur fare, altrimenti le tasse non si riscuotono”. E’ per questo che, conclude, bisogna capire che ”noi dipendenti siamo solo il capro espiatorio, l’ultima rotella dell’ingranaggio”. ansa



   

 

 

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