Sconto di pena per lo stupratore perché “lei è troppo disinvolta”

La Corte d’Appello di Milano ha trovato eccessivi cinque anni di carcere per un uomo condannato per stupro per aver sequestrato sua moglie per una notte in una roulotte, violentandola e picchiandola, perché l’uomo è stato considerato «esasperato dalla condotta troppo disinvolta della donna», condotta «che aveva passivamente subìto sino a quel momento». E così gli ha ridotto la pena di otto mesi.

Lo sconto di pena per lo stupratore perché “lei è troppo disinvolta” – La storia la racconta oggi Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera: un 63enne, condannato con rito abbreviato a 5 anni per violenze sulla moglie, si è vista ridotta in Appello la pena a 4 anni e 4 mesi. La vicenda era cominciata l’8 giugno 2019 a Vimercate in provincia di Monza, quando un 63enne cittadino rumeno aveva cominciato a prendersela con la moglie alla quale imputava “tradimenti con uomini conosciuti su Facebook”, le aveva puntato un coltello al viso e le aveva tolto il telefono e poi l’aveva percossa con un tavolino di legno e presa a pugni sul viso. Poi l’aveva violentata imponendole atti sessuali.

La I Corte d’Appello milanese condivide con i giudici monzesi di primo grado l’esistenza di «una prova granitica e davvero consolidata», e l’esattezza giuridica dell’imputazione di sequestro. Ilricorso, scrivono invece la giudice relatrice Francesca Vitale con il presidente Marco Maria Maiga e la collega Elena Minici, «può trovare accoglimento limitatamente» alla «doglianza» sull’«eccessività del trattamento sanzionatorio». Concordando con il difensore Monica Sala sul dover tenere conto del «contesto familiare e sociale», per i giudici «vale la pena di ricordare» che quel contesto «era caratterizzato da anomalie quali le relazioni della donna con altri uomini, dall’imputato quasi favoriteocomunque non ostacolate» finché lei «rimase incinta di un altro soggetto».

Inoltre, dagli atti difensivi sul percorso intrapreso in carcere, «emerge» che l’imputato è «soggetto mite e forse esasperato dalla condotta troppo disinvolta della convivente, che aveva passivamente subìto sino a quel momento». Il che, «se certo non attenua la responsabilità», per i giudici «è tuttavia indice di una più scarsa intensità del dolo, e della condizione di degrado in cui viveva la coppia».

Ed ecco lo sconto di pena.

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