Bambini in quarantena strappati alle famiglie?

Di Federico Cenci –  www.ifamnews.com

Lo spettro del CoViD-19 non dà tregua nemmeno in agosto. In Germania, uno dei Paesi finora meno colpiti, si è registrato un nuovo record da maggio: 1.147 casi in un solo giorno. Benché i numeri dei decessi e dei ricoveri nelle terapie intensive non abbiano avuto incrementi significativi, le autorità tedesche stanno comunque correndo ai ripari per spegnere i focolai. Di qui il ritorno di una serie di misure restrittive.

Confino per i bambini

Fa discutere quella adottata dal dipartimento sanitario del Circondario di Offenbach, in Assia. Qui, in un asilo nido della cittadina di Dreiech, un bambino è risultato positivo al CoViD-19. Le autorità hanno allora chiuso la struttura e il dipartimento della Salute ha imposto la quarantena di 14 giorni per 60 bambini che hanno avuto contatti con il piccolo contagiato e per i loro familiari. Ma non basta. Il dipartimento ha inoltre inviato una lettera generando non poche perplessità. Nella missiva si invitano infatti i genitori a tenere i bambini separati dagli altri familiari. Proprio così: l’immagine di un piccolo di tre anni, confinato nella propria stanza, che mangia da solo un piatto che gli è stato passato da fuori la porta, non è una distopia inquietante, ma un ordine dalle autorità sanitarie.

Le critiche

E quello di Offenbach non è un caso isolato. Indicazioni analoghe sono state inviate alle famiglie ad Hannover e vicino a Karlsruhe. Immediate le polemiche. Il presidente di un’associazione che si occupa della tutela dei bambini, Heinz Hilgers, afferma che «la situazione di quarantena è già molto stressante per le famiglie, soprattutto per i bambini. Isolarli dai loro genitori e dai fratelli in questa fase è una forma di violenza psicologica». Per Ulrike Stroh, dell’associazione Familien in der Krise, questi ordini della autorità «non sono realistici» e rappresentano «un grave rischio per il benessere del bambino». Il Distretto di Hannover si è difeso dalle critiche, per bocca di una portavoce, asserendo che tali misure sono necessarie per «proteggere dai contagi». La portavoce ha poi aggiunto: «Questa è la misura più leggera, l’alternativa, per esempio, è l’isolamento in ospedale».

Un Bibbiano teutonica?

Lo spauracchio agitato dal Distretto di Hannover è tutt’altro che un’ipotesi peregrina. Secondo quanto riferisce il quotidiano Neue Westfälische, infatti, nelle missive inviate alle famiglie si sottolinea che, in caso di violazione dell’ordine di isolamento, i bambini potrebbero essere ospitati in strutture indicate dalle autorità. Proprio così. Se una famiglia dovesse rifiutare di segregare un figlio “reo” soltanto di aver avuto contatti con un coetaneo contagiato, potrebbe vedersi piombare in casa gli assistenti sociali con l’ordine di sottrarre il piccolo tra pianti strazianti. Un simile scenario non può che riverberare il sinistro ricordo dei fatti di Bibbiano con tanto di corollario video. Trasecola il dottor Marcus Heidemann, di un’associazione di pediatri, chiedendosi: «E dove dovrebbe essere ospitato il bambino? In un orfanotrofio?». Il medico quindi aggiunge: «I bambini hanno bisogno di essere accuditi e del contatto con i loro familiari. Per questo, soprattutto i più piccoli, non possono essere isolati».

Il precedente dell’OMS

La polemica tedesca rievoca la suggestione espressa nel corso di una conferenza stampa il 30 marzo da Michael Ryan, direttore del dipartimento emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): per evitare la circolazione del virus tra le famiglie bisognerebbe prelevare dalle abitazioni le persone potenzialmente infette e isolarle ‒ precisò, bontà sua ‒ «in maniera sicura e dignitosa». Insomma, a incombere su questa calda estate non è soltanto lo spettro del CoViD-19, ma anche quello dei suoi effetti collaterali.

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