Patuanelli (M5s), buoni pasto ai dirigenti che guadagnano 200mila euro l’anno

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Di Francesco Storace  – Più guadagni, più buoni pasto incassi. La singolare teoria è applicata – a mo’ di Robin Hood alla rovescia – dal ministro grillino Stefano Patuanelli. A casa sua, il ministero dello Sviluppo economico, pasti gratis ma solo per i ben retribuiti e pasciuti vertici della piramide. Tutti gli altri, i dipendenti del dicastero, smart working senza cibo. Se proprio devono, mangino a spese loro. La denuncia proviene da fonte sindacale – Confintesa – ma il silenzio sul tema è di sua eccellenza il ministro. Non risponde, manco fosse un altro di quei segreti di Stato che tanto piacciono a chi governa da Palazzo Chigi.

È la solita etica alla rovescia. Quelli che sono arrivati al potere promettendo di tagliare le teste alla casta, hanno chiuso gli occhi di fronte ai superburocrati. Ma siccome nel loro piccolo anche le formiche si incazzano, adesso Patuanelli deve rispondere all’offensiva di Confintesa, i cui rappresentanti sindacali vogliono sapere perché e chi ha deciso di privilegiare quanti ogni mese portano già a casa stipendi assolutamente strasufficienti per pane e companatico. Se è vero, c’è abbondante materia per gridare allo scandalo. Rubare ai poveri per dare ai ricchi, si diceva un tempo.



Con il lockdown i dipendenti sono rimasti a casa. Compresi il segretario generale, i direttori generali, il capo di gabinetto. Eppure risultano erogati 481 buoni pasti per un importo di appena 3.387 euro. Una miseria rispetto alle centinaia di migliaia di euro che i suddetti dirigenti – il segretario generale, il capo di gabinetto e i dodici direttori generali – guadagnano ogni anno. Confintesa ha chiesto di sapere se i buoni pasto li hanno intascati proprio loro, ma il ministero di Patuanelli ha fatto sapere che la privacy rende impossibile sapere se è vero… Trasparenza vo’ cercando. Soprattutto se si devono raccattare persino cifre così modeste pur dispondendo di emolumenti di assoluto rilievo rispetto ai comuni mortali.

Ad esempio, i dipendenti che si sono dovuti recare negli uffici MiSE nel periodo del lockdown per svolgere servizi particolari ed indifferibili, e che hanno timbrato la presenza in ufficio per due, tre, quattro ore, non hanno beneficiato dei buoni pasto in quelle specifiche giornate. E nemmeno potevano scendere al bar sotto al ministero per un tramezzino o l’insalata. Era tutto chiuso.

La domanda che ci si pone, in base all’elenco dei 14 dirigenti i cui stipendi in quattro mesi sono costati alle casse dello Stato tra i settecento e gli ottocentomila euro, se invece a loro sia stato consentito di usufruire di spiccioli in più. A Roma li chiamerebbero micragnosi. Pulciari.

Il silenzio di Patuanelli meraviglia. Noi ci auguriamo una sonora smentita ai fatti menzionati, perché se la denuncia sindacale fosse fondata, la questione assumerebbe ancor più rilievo proprio in presenza della “copertura” del ministro. E che ministro, potremmo aggiungere vista la sua provenienza politica.

Dirigenti che guadagnano cifre tra i duecento e i duecentoquarantamila euro l’anno non dovrebbero avere bisogno dei buoni pasto come chi invece percepisce 1200 euro al mese. Che un ministro pentastellato accetti di farsi passare per omertoso quando su quella poltrona si è seduto gridando “onestà” sarebbe un altro segno delle contraddizioni clamorose che sta vivendo il nostro Paese.

www.iltempo.it



   

 

 

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