Biancalani ancora contro Salvini “la Bestia”. I migranti “creature salvate in mezzo al mare”

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Il caso Palamara sembra non aver prodotto alcun effetto su don Biancalani, Il “prete rosso” continua la sua guerra contro Salvini. Vuole che si faccia processare. E magari che sia condannato. «La giustizia deve andare avanti», dice all’Adnkronos. Poi aggiunge, oltrepassando ogni limite: «Quello che è stato fatto sulla pelle dei migranti non rappresenta un Paese civile».

Don Biancalani considera Salvini una specie di Caligola – A sentir parlare il parroco pistoiese, si ha la sensazione che Salvini – quando era ministro – fosse un “mostro”, che aveva una crudeltà pari a quella di Caligola. Lo dimostrano proprio le parole del prete. Il leader della Lega aveva trattato gli immigrati come ostaggi. Erano «creature salvate in mezzo al mare» e stavano «su una nave non adibita a ospitare persone per lungo tempo». Tutto ciò non ha rispecchiato «l’ideale costituzionale».



«Il leader della Lega deve assumersi le sue responsabilità» – Per don Biancalani il leader leghista dovrebbe andare a processo. Anzi, farsi processare. «Spero che si assuma le sue responsabilità. I provvedimenti di Salvini hanno ferito il senso di giustizia e umanità, soprattutto per le persone obbligate a rimanere su lamiere arroventate per giorni e giorni». Parla usando un linguaggio a metà tra quello delle Sardine e quello dei centri sociali. «È inammissibile la continua propaganda d’odio verso persone che chiedono a noi semplicemente un aiuto. Non ci sono invasioni, né pericoli».

Don Biancalani parla della “bestia” – Nelle strutture parrocchiali di Vicofaro il “prete rosso” accoglie oggi circa 200 migranti (alcuni ancora in Chiesa). «Stiamo cercando luoghi di accoglienza alternativi, si tratta di fare un ulteriore sforzo insieme alla Regione Toscana», dice in merito. E la querela contro Salvini? «Sta andando avanti», risponde don Biancalani. «È in corso. L’ho presentata dopo essere stato accusato tempo fa di accogliere clandestini. Post offensivi dopo essere stato preso di mira dalla “Bestia”», conclude il prete dell’accoglienza. E quel termine “Bestia” dice tutto su come il caso Palamara non gli abbia insegnato nulla.

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