Coronavirus, Toscana: Sindacato Medici denuncia il governatore Rossi

Campo di battaglia è la Toscana. A finire nell’occhio del ciclone sono il presidente piddino della Regione, Enrico Rossi, l’assessore alla Sanità, Stefania Saccardi, e il direttore del Dipartimento regionale per le maxi-urgenze, Piero Paolini. Come racconta La Verità, i tre sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Firenze dallo Snami, Sindacato nazionale autonomo dei medici, dalla Fismu, Federazione sindacale dei medici uniti, e dal Cobas della Asl Toscana Centro, che rappresenta i sanitari dell’emergenza 118 che operano sulle ambulanze.

Scopo dell’azione legale è quello di accertare se sussistano gli estremi di una serie di gravi reati come istigazione a delinquere, lesioni colpose gravi, epidemia colposa, omissioni d’atti di ufficio. Due sono le pesanti accuse rivolte contro i tre: quella di aver dotato di mascherine del tutto inadeguate i medici impegnati nella lotta contro il coronavirus e le regole ritenute essere deontologicamente scorrette imposte dalla Regione Toscana nelle procedure per il trattamento dei malati.

Partiamo dal primo punto legato ai sistemi di protezione individuale. La Regione ha dotato i medici di mascherine chirurgiche prodotte da imprese locali. Un esame effettuato dal laboratorio del Dipartimento di chimica dell’Università di Firenze ha ritenuto questi strumenti “soddisfacenti”. Ma qualcosa non quadrava. Le organizzazioni sindacali hanno fatto analizzare le mascherine da Alice Ravizza, del Politecnico di Torino, uno dei massimi esperti in materia. Ed ecco l’amare sorpresa: secondo la sua perizia del 20 marzo, le protezioni”non possono essere definite “utilizzabili come dispositivi medici” secondo i contenuti della Circolare del ministero della Salute del 13 marzo“. In pratica non soddisfano i requisiti indicati dai presidi medici per fronteggiare il coronavirus. Come se non bastasse, Ravizza sostiene anche che il test effettuato dall’Università di Firenze “non appare fornire garanzie sulle principali caratteristiche tecniche delle mascherine”, in quanto non ne valuta “né la filtrazione batterica, né la traspirabilità, né l’indossabilità o la sigillatura al viso”.

Giovanni Belcari, vice responsabile nazionale 118 dello Snami, a La Verità ha raccontato che dopo il responso, alla Regione sono stati dati due giorni per adeguarsi. “Abbiamo chiesto loro di cercare altri fornitori e mascherine più valide”, ha aggiunto il medico ma “non ci hanno nemmeno risposto”. Il timore è che i medici possano essere contagiati dal coronavirus e che, a loro volta, poi possano contagiare involontariamente altre persone. Del resto, anche in Toscana stano aumentando i pazienti positivi al Covid-19.

Altra questione denunciata da Fismu, Snami e Cobas riguarda le direttive imposte dalla Regione Toscana in merito alle procedure per il trattamento dei malati. Tra il 13 e il 20 marzo, il Coordinamento regionale delle maxiemergenze ha stabilito le regole che devono seguire gli equipaggi delle ambulanze alle prese con pazienti, anche solo sospetti, di aver contratto il coronavirus. Nel testo, come riporta ancora il quotidiano, si legge che “dovrà essere, per quanto possibile, limitato l’utilizzo di aerosol terapia e C-pap” (le mascherine che si applicano al volto dei malati, ndr).

Ma si può limitare, ad esempio, la somministrazione dell’aerosol a chi sta male? Belcari non ci sta. Il vice responsabile nazionale 118 dello Snami ricorda che queste sono le tipiche misure salvavita che non si possono negare a un paziente e, pertanto, le norme sono”inaccettabili, deontologicamente scorrette”.

“La Regione mi dice: se sei in situazione a rischio, stai fermo. Ma se il viaggio in ambulanza dura mezz’ora, il malato di Covid-19 muore”, ha affermato Belcari. Il 18 marzo Snami, Fismu e Cobas hanno chiesto alla Toscana di modificare le regole ma fino ad ora non ci sarebbero state novità. E allora, le tre sigle hanno deicso di iniziare la battaglia legale.

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