Coronavirus a Napoli, avvocato contagiato: “Ho dovuto minacciare denuncia per fare tampone”

«Ho dovuto minacciare di denunciare i medici pur di fare il tampone. Ho chiamato tutti i numeri verdi messi a disposizione, nessuno mi ha risposto. Mi sono recato con mezzi propri al Cotugno, sono rimasto in attesa assieme a decine di persone e solo dopo aver minacciato denunce penali mi hanno fatto questo benedetto test. Poi sono andato via con una diagnosi interlocutoria e solo leggendo i giornali, ieri mattina, ho capito di essere positivo al corona virus».

Eccolo il «paziente uno» partenopeo. È un avvocato, ha cinquanta anni, vive a Napoli. Ed è incontenibile. Spiega al telefono: «Ho trovato disorganizzazione e contraddizioni, non è così che si affronta un’emergenza. Se so di essere positivo, lo devo solo alla mia insistenza. Ho chiesto più volte di non essere spedito a casa senza tampone, di poter raccontare la mia storia…». […]

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(In realtà, per nascondere l’incapacità di chi doveva vigilare e non lo ha fatto. Manco in Cina sono arrivati a tanto!)

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