Cinismo finanziario: “Coronavirus un’opportunità per gli Usa”

WASHINGTON – Il segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross ha dichiarato che l’epidemia di coronavirus cinese può essere un bene per l’economia Usa.

Fabio Caironi – www.tio.ch

Nel corso di un’intervista televisiva a Fox Business News il ministro ha dichiarato che la situazione attuale – con fabbriche chiuse, centinaia di morti e migliaia di casi in tutto il mondo – «aiuterà ad accelerare il ritorno dei posti di lavoro nell’America del nord». Ross era stato interpellato sul fatto che il coronavirus potesse avere un impatto negativo sull’economia statunitense. «Non voglio parlare di vittoria riguardo a una malattia molto maligna. Ma il fatto è che viene data alle imprese un’altra cosa da considerare sulle proprie catene di approvvigionamento».

La polemica è stata immediata e i critici dell’amministrazione Trump hanno accusato Ross di aver fatto, come minimo, dei commenti di cattivo gusto. Una nota ufficiale del Dipartimento del Commercio difende però le sue parole: «Come ha chiarito il segretario, il primo passo è tenere il virus sotto controllo e aiutare le vittime. È altresì importante considerare le ripercussioni di fare affari con un Paese che ha una lunga storia di copertura dei reali rischi alla propria popolazione e al mondo intero».

La replica di Krugman – Anche queste ulteriori parole sono state duramente criticate. Specialmente dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman, che sul New York Times scrive: «Ciò che Ross e i suoi colleghi apparentemente non capiscono ancora – anche se alcuni di loro potrebbero averne una vaga idea – è che la produzione moderna non è come quella manifatturiera un paio di generazioni fa, quando i settori industriali di diversi paesi erano impegnati in una competizione diretta. In questi tempi viviamo in un mondo di catene globali del valore, in cui gran parte di ciò che una determinata nazione importa non è costituito da beni di consumo ma da beni “intermedi” che utilizza come parte del proprio processo produttivo».

In questa situazione, conclude Krugman, «tutto ciò che interrompe le importazioni, siano dazi o virus, aumenta i costi di produzione e, di conseguenza, danneggia la produzione».

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