Palermo, Dia: la mafia nigeriana prospera con Ok di Cosa nostra

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Droga, prostituzione e riti voodoo: la mafia nigeriana prospera con l’ok di Cosa nostra. “Spesso irregolari, i cittadini nigeriani sono oggi stanziati su tutto il territorio nazionale, con una presenza importante anche in Sicilia, in particolare a Palermo, dove hanno trovato un proprio spazio, anche con il sostanziale placet di Cosa Nostra. Questi gruppi o “cults” sono organizzati in maniera verticistica, al cui interno ognuno riveste il proprio ruolo”.

Così la Direzione investigativa antimafia descrive nella sua relazione semestrale la criminalità nigeriana, “in grado non solo di avviare importanti sinergie criminali con le organizzazioni mafiose autoctone, ma di diventare essa stessa associazione di stampo mafioso, perseguibile ai sensi del 416 bis”.



Una vera e propria mafia, quindi, connotata dal vincolo associativo, dalla forza di intimidazione, dal controllo di parti del territorio e dalla realizzazione di profitti illeciti. A questa connotazione si vanno ad aggiungere la componente mistico-religiosa, i codici di comportamento ancestrali e l’uso indiscriminato della violenza. “La criminalità nigeriana – si legge nel report – risulta molto attiva nel traffico di stupefacenti, nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, con implicazione di ulteriori fattispecie criminose quali l’immigrazione clandestina e la riduzione in schiavitù“. Una parte dei proventi delle attività illegali resta nel nostro Paese, come spiegato ancora dalla Dia, per lo più viene però inviata nel paese di origine (attraverso canali informali o money transfer) dove le mafie locali la reinvestono in attività illecite nonché per le spese connesse alla ‘filiera’ dello sfruttamento sessuale.

Ma non è tutto. “Costituiscono un fattore di coesione molto elevato le ritualità magiche e fideistiche che, unite al vincolo etnico e alla forte influenza nella gestione da parte delle lobby in madrepatria, producono un forte assoggettamento psicologico, usato solitamente per lo sfruttamento della prostituzione di giovani donne costrette in schiavitù da dove è difficilissimo svincolarsi” si legge nella relazione.

Le ragazze da avviare alla prostituzione vengono avvicinate e convinte attraverso la madame o “maman”, che ha la funzione di individuare giovani connazionali interessate all’espatrio, con false promesse di lavoro, per poi consegnarle a chi materialmente le porterà in Europa e, quindi, anche in Italia dopo riti di iniziazione chiamati “juju”, simili al voodoo. “Per la gestione dei traffici di droga, la criminalità nigeriana si è ritagliata, nel nostro Paese, un proprio ‘microcosmo‘ – conclude il report – per lo più estraneo da contrapposizioni con la criminalità organizzata autoctona, instaurando pertanto una sorta di ‘convivenza’ reciprocamente accettata. Oltre che nell’importazione i nigeriani sono molto attivi anche nella commercializzazione”.

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