Milano: Porsche, Maserati e casinò. La bella vita di Muharem Omerovic, capo delle ladre

Al telefono, senza sapere di essere ascoltato dalla polizia, si vantava della sua Porsche Panamera. E, non contento, sottolineava anche che i soldi guadagnati dalla moglie – unica a “lavorare” della coppia – non bastavano mai “perché io spendo”. “Lei – diceva – d’estate fa i soldi, solo che io spendo molto”. E Muharem Omerovic, nato il 24 aprile del 1981 nel villaggio di Suha, in Bosnia, nome d’arte “Bimbo”, di vizi costosi sembrava averne tanti: macchine, tutte belle e lussuose, serate nei ristoranti, orologi e – perché no – qualche puntata al casinò.

I soldi per Bimbo – in realtà un omone grande, grosso e barbuto – non erano un gran problema. Lui, infatti, stando a un’indagine della Squadra Mobile di Milano, era il capo di un’associazione per delinquere finalizzata ai furti sui mezzi pubblici che dal 2017 a oggi ha messo a segno centinaia di colpi tra Milano, Venezia e Genova. Il furto, sempre secondo l’inchiesta, era un vero e proprio affare di famiglia: le donne – moglie, nipoti e sorelle – andavano su bus, tram e metro a borseggiare ignari turisti e lui, il capo degli Omerovic, pensava ad accompagnarle nelle città scelte per i colpi a seconda della stagione, a curare la logistica e poi a tenere la cassa.

L’attenzione della polizia sul “Bimbo” si è accesa a novembre 2017, quando un suo parente ha raccontato – e questo descrive perfettamente il suo profilo – di essere stato minacciato da Muharem che prima aveva preteso mille euro per “concedergli” di vivere a Milano e poi, poco dopo, aveva chiesto altri 20mila euro altrimenti lo avrebbe bruciato vivo.

Così, gli agenti della II sezione – guidati dal dirigente Vittorio La Torre – hanno cominciato a pedinarlo, intercettarlo, tenerlo d’occhio e hanno scoperto che il “Bimbo” era in realtà il “puparo” della banda della metro. Un “puparo” attentissimo, da boss consumato: sempre pronto a cambiare scheda telefonica, sempre attento a parlare poco e niente, tranne quando c’era da sgridare la moglie che aveva guadagnato “soltanto” 500 euro e 500 dollari in una giornata di lavoro.

“L’Italia è un paradiso per gli zingari”

Sulla “bella vita” del “Bimbo” i riscontri si sprecano. Può disporre – scrive il Gip nell’ordinanza che lo ha spedito in carcere – di una “notevole entità di detti guadagni, che gli consentono la disponibilità di lussuose automobili, ma anche di orologi di lusso e gioielli“.

Porsche e Maserati mischiate a patacconi pieni di brillanti da ostentare nelle tante dirette Facebook, quasi quotidiane, o nelle foto postate sui social dal casinò di Montecarlo. Uno degli ultimi live lo ha fatto dal tetto di un palazzo di Roma, mostrando la vista sulla città eterna. Nelle scorse ore proprio nella Capitale i poliziotti lo hanno fermato e gli hanno messo le manette.

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