Isteria climatica stravolge mandato della Banca Europea Investimenti

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Sul n.48 dell’Eir, la nota agenzia statunitense particolarmente attenta alla questione climatica, si legge che il 14 novembre, dopo una lunga riunione del consiglio direttivo e mesi di discussioni tra i governi nazionali, la Banca Europea per gli Investimenti ha preso la decisione di cessare entro la fine del 2021 i finanziamenti ai progetti di produzione energetica da combustibili fossili, comprese le centrali a gas; per proteggere il clima.
Il presidente eletto della Commissione dell’UE, Ursula von der Layen, conta sul ruolo centrale della BEI per realizzare il suo “Green New Deal” e ha parlato di farne una “banca climatica” che possa contribuire a finanziare la transizione a una economia low-carbon. Il Ministro del Tesoro francese Bruno Le Maire, che ha appoggiato la decisione presa dalla BEI, ha dichiarato che essa “aiuterà a indirizzare più investimenti verso progetti sostenibili per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.

Rispetto alla proposta iniziale (cfr. SAS 46-47/19), il compromesso raggiunto comprende quanto segue:



La scadenza è stata spostata di un anno a seguito di grosse resistenze di Polonia, Romania e Ungheria, Circa l’80% dell’elettricità polacca è fornita da impianti a carbone, mentre in Romania e Ungheria i combustibili fossili rappresentano il 40% dei consumi totali.
Sotto il nuovo regime saranno comunque possibili certi impianti a gas a bassa emissione (sotto i 250 g per kWh).
La BEI finanzierà anche fino al 75% dei costi di nuovi progetti in Paesi che si trovano ad affrontare una transizione particolarmente in salita.
I progetti di nuovi gasdotti contenuti in un elenco stilato dalla Commissione Europea possono andare avanti se ottengono l’approvazione prima del 2021.

La conversione della BEI a “banca climatica” è parte della spinta dell’UE verso la creazione di una nuova bolla speculativa nella speranza di salvare il fallimentare sistema finanziario transatlantico, come abbiamo spesso spiegato. La nostra denuncia è riverberata in un articolo del noto analista Mauro Bottarelli, che, commentando le cifre dell’indebitamento globale, ha scritto che si avvicina “sempre di più l’ipotesi di ricette estreme per evitare il collasso del sistema (magari, ‘vendute’ al pubblico attraverso socialmente spendibili pacchetti miliardari di intervento green per contrastare i cambiamenti climatici)”.



   

 

 

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