Finanza islamica: un’alternativa?

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di Vanna Sibilla

Nel 1965, durante gli anni della “decolonizzazione” del MedioOriente e dell’Africa del Nord, ha luogo nell’Università d’Al-Azhar, in Egitto, una Conferenza dedicata alla finanza bancaria islamica ribadendo il divieto di Riba (interesse).

Negli anni 70 cominciano a proliferare le Banche islamiche partendo appunto dall’Egitto, fino ad espanderisi anche nei paesi occidentali a più alta percentetuale d’immigrazione musulmana. Non a caso negli stessi anni partono anche i finanziamenti per la proliferazione delle Moschee ( 1974: donazione da parte del comune di Roma di 20.000 ettari all’Arabia Saudita, islam sunnita, per la più grande Moschea d’Europa), delle scuole e dei centri islamici con lo scopo palese di espandere il credo islamico in Occidente, protetto dalle stesse mal interpretazioni Costituzionali e dalla mancanza di conoscenza della storia e della cultura musulmana.

Un esempio per tutti può essere quello del cattolico Impero AustroUngarico che fin dal 1912 riconosce la religione islamica e con decreto attuativo del governo austriaco del 1979 concede a tale riconoscimento un risvolto pratico con la concessione di finanze pubbliche per l’insegnamento della religione islamica nelle scuole sia private islamiche che pubbliche, il velo per le donne, l’autonomia nelle questioni riguardanti la gestione delle Moschee, centri islamici, il risultato: “La minaccia ( in Austria) più consistente è costituita dai “foreign fighters”.

A partire dal 2017 circa 313 cittadini austriaci hanno partecipato attivamente o hanno tentato di partecipare ai combattimenti a fianco degli islamisti in Iraq e Siria. Si stima che 94 di questi siano tornati in Austria, mentre 55 sono ritenuti morti.
Le autorità hanno anche impedito con successo a 59 persone di lasciare il Paese, tra queste 22 erano donne. Ad agosto 2017, l’Austria ha incarcerato 64 combattenti stranieri, il 20 percento dei quali di età compresa tra 16 e 21 anni mentre è stato rilevato che i combattenti stranieri austriaci fossero prevalentemente immigrati di seconda generazione, provenienti da Cecenia, Turchia e Balcani, tra 18 e 35 anni.”. https://www.analisidifesa.it/2019/09/foreign-fighters-e-immigrazione-le-minacce-islamiche-alla-sicurezza-di-vienna/ .
Si scopre così che certe scuole austriache sono finite per diventare, di fatto, centri d’indottrinamento islamista, un vero autogoal autodistruttivo.

A questo aggiungiamo il caso della ricercatrice austriaca di Storia islamica che in una Conferenza aveva affermato la verità su Maometto sottolineandone il suo fare pedofilo nei confronti di Aisha, la moglie prediletta bambina sposata all’età di 6 anni, a detta di Maometto deflorata a nove (le pubere devono avere il proprio sesso che permetta l’entrata del membro maschile, prima possono, come dire, giocarci come fanno con le bambole).

Si dia il caso che a tutt’oggi esiste una strage mondiale nell’Humma musulmana di Spose Bambine che muoiono dissanguate, in quanto sposate, con atto di compravendita, il cui esborso di soldi da parte del marito corrisponde al godimento del Bene semovente Pubera, così come previsto dal Diritto islamico “divino” e quindi superiore ad ogni diritto terreno umano, quindi secondo rito islamico senza nessun riconoscimento da parte della legislazione straniera, impossibile, almeno per il momento, nei paesi civili. La ricercatrice fu processata praticamente per blasfemia da una Corte austriaca e successivamente anche dalla Corte Cedu dei Diritti Umani. Naturalmente si tace sulla strage delle Spose Bambine e nessuna denuncia nei riguardi dei carnefici. La dhimmitudine ( normale propensione alla sottomissione degli infedeli) regna sovrana nei paesi europei.

In pratica quello che l’Impero Ottomano non era riuscito a compiere con l’assedio di Vienna nel 1529 e successiva battaglia di Vienna del 1683 è in parte riuscito oggi.

Nel mondo dell’Humma islamica (comunità islamica internazionale) esistono solo due categorie di riferimento: fedeli ed infedeli (tutti quelli che non credono nell’Islam). Il programma politico della legge di dio, la Sharja impone un rigido codice di comportamento che coinvolge l’intera vita del fedele, quindi anche la sfera economica, è Haram nella finanza islamica avere a che fare con interessi, alcol, carne di maiale, tabacco, gioco d’azzardo, pornografia, armi, ( a meno che non siano per aiutare a diffondere e difendere la Guerra Santa contro gli infedeli, il Jhad, il cui bottino è rappresentato dal saccheggio stupro e schivitù, Marocchinate docet), ma è Halal (non proibito) nel Diritto islamico, il taglio della giugulare degli animali e morte per dissanguamento (previsto nel nostro paese solo per accontentare I musulmani proibito per gli italiani) impiccagione per l’omosessuale, morte per Apostasia (si entra ma non se ne esce), taglio della mano per il ladro, frustate per reati minori secondo Sharja (fonti: Corano, Detti e fatti di Maometto,Dotti e Analogia). Per quanto riguarda la fornicazione si arriva alla lapidazione, la fossa scavata è fino ai fianchi per il pubere, fino al collo per la pubere (considerata inferiore sia spiritualmente che cognitivamente, quindi priva di capacità d’agire, anche di capacità giuridica se schiava, la schiavitù è prevista nei paesi islamici, diventano tali i conquistati per bottinio di guerra). Di questi Beni semoventi pubere, a parte nel Diritto islamico malichita (Tunisia, Marocco…) dove diventa soggetto seppur inferiore, se ne possono acquistare fino a 4, purché si garantisca loro lo stesso trattamento di mantenimento come lo stesso trattamento violento in caso si pensi non obbedisca alle leggi islamiche o ripudio) e dal momento che l’adempienza contrattuale pagata dall’islamico è data dal godimento del Bene semovente, questo secondo Corano non può esimersi dall’accontentare ogni richiesta sessuale, anche perversa dell’acquirente, rendendo di fatto legale lo stupro.

Vista la vastità dell’argomento che non è possibile trattare nella sua interezza in un articolo, per chi interessato si consiglia la lettura del testo universitario: Il modello islamico di Francesco Castro.

Quando si parla di Finanza islamica si parla di Sharja, solo i musulmani ne possono far parte, e se non si vuol cadere nel tranello dell’ignoranza autodistruttiva si deve studiare la storia islamica autentica e l’Islam autentico e non quello propagandato dagli Imam, i quali hanno tutto l’interesse di praticare la prevista coranicamente Taqiyya, menzogna, questa pratica può arrivare alla dissimulazione o rinnegazione esteriore per difendere l’islam e la sua propagazione.

Ma ora accingiamoci a vedere più da vicino i famosi prodotti alternativi e non usurai della Finanza islamica il cui oggetto di trattazione deve essere sempre sicuro e determinato:
Murabaha: es. il cliente contratta un immobile con il venditore poi presenta la contrattazione in Banca, questa compra l’immobile e poi lo rivende a prezzo maggiorato al cliente; in questo modo non si può parlare di Riba (interessi) ma come si può ben notare il maggior esborso di denaro c’è ugualmentene e magari a questo musulmano converrebbe una banca occidentale con un tasso fisso al 2%, a volte si può trovare;
Istisna’a: come sopra solo che l’immobile è in costruzione.
Ijara: è simile ad un Leasing, solo che l’acquisto del bene è da parte della banca la quale lo noleggia al cliente fino all’acquisto finale da parte del cliente, se lo desidera;
As-Salam: acquisto di un bene che verrà consegnato successivamente a fronte del prezzo.
Sukuk: un’obbligazione che deve avere determinati requisiti, rispondere sempre alla Sharja, con scadenza, bene reale, l’interesse pagato si ricava dal rendimento del Bene;
Tauaruk: credito al consumo per prodotti Halal, come il taglio della giugulare e la morte per dissanguamento dell’animale, che abbiamo già riportato sopra;
Mudaraba: pagamento da parte della banca di un progetto del cliente già esaminato dalla banca stessa come redditizio e conforme, il cui profitto sarà ripartito tra il cliente e la banca;
Musharaka: le parti contribuiscono al capitale, anche in misura differente accordandosi sulle percentuali del profitto da ricevere, in questo ultimo caso si può entrare nel mondo delle Azioni, e siccome la conformità alla legge islamica non può essere garantita basta rispettare dei limiti e fornire il ricavo in eccesso in donazione purificando così i guadagni avuti da attività illecite, secondo Sharja naturalmente ( Paragrafo 4, La finanza islamica di Stefano Testa Bappenheim dal testo universitario: Il mercato delle mele nell’era globalizzata).

Ogni aderente alla Humma islamica internazionale, ha il dovere di dare una cifra in beneficenza e Ah! Dimenticavo! gli infedeli che risiedono nei paesi islamici, devono pagare una tassa addizionale e sottomettersi al rispetto della Sharja (non esistono Costituzioni islamiche completamente laiche, tutte sono sottomesse al rispetto della Sharja, la legge superiore Maomettana), senza ovviamente esternazione e divulgazione del proprio credo (La libertà di religione nei paesi islamici, S.T Bappenheim, F. Fede).

D’altronde non a caso letteralemte Islam, in arabo significa Sottomissione, Musulmano, sottomesso.
Come naturalmente non rientra nella finanza islamica il nostro prof. Giacinto Auriti con tutto il discorso della Moneta sovrana come Moneta Proprietà di popolo; la Moneta nell’Islam rimane sotto Signoraggio di un Califfato o pseudorepubblica, e l’interesse ( Riba), proibito (Haram), furbescamente raggirato dalle Banche islamiche, che rimangono le migliori propagatrici del progetto Panislamico: sottomissione alla legge superiore di Maometto e il suo Allah, direbbe l’infallibile e coraggioso Cristiano Magdi Allam, figlio intellettuale della altrettanto coraggiosa Oriana Fallaci.

Vanna Sibilla, nata libera e come tale intende rimanerci.

16 ottobre 2019

 

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