Migranti, rotta balcanica: il gioco sporco delle Ong al confine

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I migranti continuano ad arrivare via terra da Nord est. Il copione è sempre lo stesso: nella giornata di sabato 3 agosto altri 46 migranti sono stati rintracciati a pochi chilometri da Trieste dalla polizia di frontiera, dopo essere riusciti a passare il confine senza essere fermati da quella slovena. Come riporta Il Giornale si tratta perlopiù di pakistani, tra loro anche 5 minori, provenienti dalla rotta balcanica che attraversa Bosnia, Croazia, Slovenia e arriva in Italia.

Gli arrivi a Basovizza (appena oltre il confine) hanno ormai frequenza quotidiana. I migranti arrivano qui stremati dopo decine di tentativi, di respingimenti violenti dalla Croazia verso la Bosnia. Da dove poi ricominciano il viaggio per raggiungere i boschi e i valichi lungo i 240 chilometri di frontiera tra Slovenia e Italia. Nonostante il rafforzamento dei pattugliamenti, i problemi non mancano: a cominciare dalla carenza di mezzi della polizia slovena, fino allo scarso organico e ai pochi strumenti per vigilare le fasce confinarie boschive. Insomma, la situazione è ingestibile non sono per gli italiani.



Ci sono diverse Ong che aiutano i migranti ad arrivare in Italia senza essere intercettati dalla polizia slovena: controllano dove si trova la polizia e danno loro indicazioni sulla strada da seguire”, accusa Branko Grims, deputato del centrodestra sloveno Sds, presidente della commissione parlamentare costituzionale. Il riferimento – prosegue il quotidiano di Sallusti – è soprattutto alla principale organizzazione che opera nel Paese, la Pravno informatcikski center (Pic), già finita sotto attacco per aver favorito l’arrivo di migranti e per aver incentivato escamotage ed aggirato la legge nazionale sull’asilo.

Rispondendo a un’interrogazione sul tema, il ministro dell’Interno attuale, Botjan Poklukar ha dichiarato che “nel 2018 la polizia ha notato un crescente attivismo della ong Pic e ne ha verificato l’operato: stando a quanto riferito dai migranti ascoltati, è emerso che i rappresentanti della Ong li avrebbero aiutati ad attraversare i confini, informandoli sulle posizioni della polizia, indicando loro dove entrare per non essere intercettati, e coordinando il loro cammino fornendo indicazioni e dépliant in lingua inglese”. La procura ha però archiviato il caso definendo le condotte “a fini umanitari”. Un cortocircuito, secondo Grims, visto anche che “è lo stesso governo sloveno a finanziarla”.

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