Orrori di Reggio Emilia, analista al bimbo: ‘Facciamo funerale a papà’

REGGIO EMILIA, 28 GIU – Il giorno dopo le misure cautelari e le perquisizioni, il paese di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, finito al centro dello scandalo sugli affidi, è sotto choc. Un intera ‘filiera’, tra medici, assistenti sociali, psicologi e psicoterapeuti, è finita nel mirino. Il sindaco, Andrea Carletti, appena rieletto, è agli arresti domiciliari e verrà sentito nei prossimi giorni dal Gip. Il direttore dell’Ausl di Reggio Emilia è indagato. In mattinata, in tribunale, i primi interrogatori degli indagati sono stati, per una strana coincidenza temporale, quasi contemporanei a quelli del boss Francesco Grande Aracri e dei suoi figli, anche loro arrestati in settimana in un’altra, diversa, inchiesta emiliana.

Chi si è occupato per molti anni di ‘Ndrangheta in Dda, prima di arrivare a guidare la Procura di Reggio Emilia, è Marco Mescolini. Un parallelo in base alla sua esperienza viene quasi naturale al procuratore: “Ho seguito fatti molto provanti, ma quest’inchiesta è stata umanamente devastante. Per la velocità con cui tutto è emerso, restituisce un quadro assai allarmante”, ha detto il magistrato.

Dalle carte dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ e dalle indagini dei carabinieri si coglie il ‘sistema Bibbiano’. “Fatti – ha detto Mescolini – non critiche a metodologie”. Ci sono i racconti falsati, le relazioni artefatte per descrivere abusi mai compiuti e per togliere i bambini ai genitori, i ‘lavaggi del cervello’ ai piccoli fatti anche con la “macchinetta della verità” a impulsi elettromagnetici, i disegni modificati a sfondo sessuale. Gli indagati avrebbero provato a creare falsi ricordi nei bambini, plagiandoli. In un caso, raccontato dall’ordinanza del Gip, una psicoterapeuta indagata cerca di far rimuovere la figura del padre a un giovanissimo paziente: “Dobbiamo fare una cosa grossa – dice nel colloquio intercettato – Sai qual è? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale!“.

Sempre dalle conversazioni tra gli indagati il giudice coglie il “disprezzo per i metodi comunemente adottati di valutazione e audizione nonché di approccio terapeutico con i minori sospette vittime di abusi”. Parlando della Carta di Noto, il protocollo con le linee guida deontologiche per lo psicologo forense, un professionista la definisce “una roba scritta da quattro pedofili“.  ANSA

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