Europee: sconfitti, vincitori e manovre di Palazzo nella UE

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ANALISI POLITICA DEL DOPO ELEZIONI:
SCONFITTI, VINCITORI e BATTAGLIE DI PALAZZO NELLA UE

 

di Gianmarco Landi

Mai come questa volta i risultati delle elezioni europee hanno profilato un quadro fluido, dove si aprono tanti scenari interessanti, sebbene i numeri ci dicano chiaramente chi ha perso e chi ha vinto.

Sicuramente le elezioni in Italia le hanno perse i 5 Stelle, i quali hanno dimezzato la percentuale rispetto alle politiche 2018 (solo 17.06% stavolta).  I pentastellati da un anno all’altro hanno perso circa 6 milioni e 200 mila voti  non perché Salvini o il PD se li sarebbero ‘mangiati’, come alcune narrazioni superficiali prefigurano. Osservando i livelli di astensione per zone e i differenziali tra risultati delle amministrative ed europee per i 5S, si capisce come la debacle grillina sia da ricercare più nel profondo di una crisi di personalità politica, sia in senso ideologico programmatico, sia nell’alveo di un limite organizzativo palesatosi sul terreno locale.

Giova qui ricordare come dopo anni di avanzate francesi in internet su temi forti, come l’euro iniquo, la lotta ai banchieri, la questione No Vax, la Tap e l’Ilva in Puglia, la questione ambientale nella Terra dei Fuochi  e via via discorrendo, una volta arrivati al governo i pentastellati abbiano dato luogo ad una serie di ritirate spagnole che hanno contorto l’identità del Movimento, così disorientando fasce cospicue del loro elettorato che specie al Sud   non sono andate a votare e solo in una piccola parte si sono spostate sulla Lega. Questa nuova identità grillina in giacca e cravatta e con la lingua a freno, a prescindere dai ritardi  e dagli errori nell’attuazione del reddito di cittadinanza, molto male si è attagliata nelle percezioni della gente, e se a ciò si aggiunge la debolezza  dei limiti organizzativi e amministrativi territoriali – ad esempio consideriamo  la parabola discendente dell’ex sindaco di Livorno Nogarin- si possono facilmente rintracciare i reali motivi del loro pessimo risultato.  Ad esso avrà sicuramente contribuito negli ultimi giorni il danno auto inferto sviscerando un’aggressività verso l’alleato Salvini, un’espressione ‘sadomaso’ che non ritengo sia stata compresa da una buona parte del composito elettorato grillino, sicuramente in quota parte del tutto sordo rispetto alle sirene immigrofile o agli strepiti allarmistici sul pericolo di un inesistente pericolo fascista.

Alla cocente sconfitta dei 5 Stelle non ne è conseguita però la vittoria del PD, al contrario di quanto ripetono le fanfare mediatiche. Il PD non ha guadagnato nulla e il sorpasso rispetto ai grillini è frutto unicamente del crollo degli avversari, ma non di un’effettiva ripresa del dialogo con una parte maggioritaria della Società italiana da questo Partito dalle tasche piene che domenica scorsa ha continuato a perdere voti.   La percentuale PD apprezzabile pari al 22,74%  trae infatti  in inganno, perché il livello di consenso politico non è stato solo inferiore di circa 18 punti rispetto all’exploit di Renzi di 5 anni fa (6 milioni di voti in meno), ma in valore assoluto è peggiorativo ben oltre 120 mila voti rispetto al risultato delle elezioni politiche dello scorso anno.  Faccio presente che il risultato del PD di queste europee è comprensivo dei voti di LEU (1.100.000 nel 2018), cioè di una forza politica prima esterna al PD che con un 3,4% fu significativa un anno fa, e per tanto il saldo PD-Leu da un anno all’altro, ci dice meno 1 milione e 220 mila voti (non solo -120 mila), con  percentuali leggermente cresciute di uno 0,6% rispetto al 2018 ( 18.7% ­più 3.4% fa 22.1%) a causa del tracollo di 17  punti dei 5 Stelle prevalentemente sostanziato da alta astensione.

La Bonino con il suo Più Europa che in Italia non funziona in molteplici sensi, può annoverare un’altra pesante sconfitta  rimanendo a zero eletti e  intorno ad un inutile percentuale del 3.1 percento, nonostante le salvaguardie mediatiche e la ricca propaganda di cui ha goduto.

Le elezioni  le hanno vinte Meloni e soprattutto Salvini, i cui partiti sono gli unici ad aver aumentato i consensi in valori assoluti e percentuali da un anno all’altro, conseguendo circa 3 milioni e mezzo di voti in più Salvini (34.3%), e circa 290 mila in più Meloni (6.5%),  attestandosi su livelli di consenso in grado di assicurare in ambito nazionale un asse maggioritario in Parlamento in forza dei pronostici di vittoria dei seggi assegnati con il maggioritario. Questa situazione appena registrata ha un carattere dirompente in Italia  e in Europa, e dovrebbe risolvere anche il problema di Forza Italia,  costringendola ad un cambio di linea politica e di leader. Tajani, infatti, è l’uomo politico che da questo passaggio non solo esce sconfitto ma anche distrutto. Dopo il tracollo del 2018, con il sorpasso della Lega che nessun azzurro si aspettava, Tajani ha perso altri 2 milioni e 200 mila voti in queste europee sebbene guidasse il partito in veste  di presidente del Parlamento UE, con ciò testimoniando la necessità di un cambio di linea politica non sola di Forza Italia, ma anche dei Popolari in tutta Europa.

Come si riverberano questi risultati nel contesto Europeo?

I soliti giornalisti si sono affrettati a ben informarci, ancora prima di considerare le dialettiche interne ai gruppi europei, asserendo che l’indirizzo UE continuista non sarebbe intaccato e non ci sarebbe  alcuna possibilità di spazio per le istanze sovraniste, ma ciò è assolutamente falso. Non si può infatti dire assolutamente nulla in questo senso, anzi, semmai si dovrebbe dire il contrario.

I 751 parlamentari europei risultano divisi i 9 gruppi e gli incastri per arrivare a quota 376 non sono affatto scontati, anche perché la maggioranza parlamentare si può costruire solo  sortendo da un forte accordo di maggioranza nel Consiglio Europeo, cioè nell’organo che vede come membri tutti i capi dei Governi delle Nazioni della Unione, e come è noto molti sono i governi che vogliono una forte discontinuità con il passato recente della UE.

Nei prossimi mesi  ci sarà un passaggio fondamentale con il rinnovo della Commissione UE e dei vertici della Banca Centrale Europea, cioè le strutture che decidono gli indirizzi delineanti come i governi devono governare e quanti soldi devono stare nelle tasche della gente  o nei bilanci delle Banche. L’economia in Italia si può stimolare per poterla rilanciare solo abbassando le tasse o aumentando i consumi, e queste cose il Governo potrà farle dovendosi  emancipare dai vincoli europei che Salvini giustappunto vorrebbe disapplicare profilando un accordo comunitario condiviso in tal senso dalla prossima Commissione Europea e dal prossimo board della BCE, che si accingono a nominare. L’economia si può rilanciare anche attuando politiche monetarie che agiscano in tal senso espansivo, e non come fatto da Draghi, le cui iniezioni di liquidità del Quantitative Easing sono solo servite a far confluire soldi nelle Banche mitteleuropee, facendo aumentare il debito nazionale e  ‘strozzando’ ancora di più il Bilancio Nazionale e l’economia italiana.

Vediamo meglio qual è il quadro nel Parlamento Europeo sortito dalle urne.

I Popolari, sebbene siano ancora il primo gruppo, grazie all’Austerity merkeliana hanno conseguito il magro bottino di 182 eletti, perdendo molti voti e seggi.  I Popolari sono centrali in questa fase e sono in una situazione di difficoltà  perché al loro interno hanno un corposo grumo sovranista  che invoca discontinuità. Oltre ai  Popolari dell’Austria, il cui Governo dipende dall’accordo con i sovranisti austriaci,  anche la stessa Merkel versa nella identica situazione, poiché la sua sopravvivenza politica è connessa al benestare del CSU e non solo della CDU (il partito di cui Merkel è padrona), e come è noto questo partito dominante in Baviera, la regione più prospera della Germania,  si è sempre di più intriso di istanze sovraniste in forza di un’emorragia di voti verso AfD (sovranisti tedeschi), in queste elezioni ben contenuta, di cui non si può non tenere conto, perché essa scaturisce proprio da un accordo Popolari-Socialisti che è stato sussistente in Europa così come in Germania. Si consideri  inoltre che  i Popolari  hanno leader al loro interno che sono dei sovranisti da capo a piedi, come ad esempio Orban leader forte in Ungheria e anti Soros concretamente praticante, molto vicino alle posizioni di Salvini. Peraltro anche lo stesso Silvio Berlusconi, sceso a miti consigli dopo la tempesta spread del 2011/12, la sua defenestrazione da ogni aula politica, la sua condanna giudiziaria e la scalata  di Mediaset a cura dell’Alta finanza francese che ‘ricatta’ la famiglia Berlusconi, per inclinazioni naturali sarebbe anche un popolare sovranista (Forza Italia comunque propone una flat tax ancorché meno impattante di quella di Salvini),   e anche a fronte di altre angherie e ricatti che gli potrebbero fare comunque non potrebbe più obbedire alla corrente Merkel, dato che il governo nazionale è giallo verde  e i risultati elettorali anticipano equilibri inequivocabili con un asse Lega-FdI il cui futuro non dipende più da lui.

Dopo questa riflessione si comprende come le forze politiche posizionate nel senso della continuità in Europa, cioè i Socialisti con i loro 147 deputati e ADLE (il gruppo di cui è egemone Macron)  con 109, non sono in una situazione di maggioranza scontata. Anche se con l’apertura delle urne in Europa abbiamo capito il senso concreto dell’operazione ‘Salvezza del Pianeta’ a cura della piccola Greta e dei suoi ‘gretini’, queste due formazioni europeiste possono giovarsi dell’exploit dei Verdi, con 69 seggi che si possono assommare ai loro seggi, ma la Sinistra europea non saprebbe comunque dove andare a prendere altri  51 seggi necessari a raggiungere una significativa quota 376, e perciò sarebbe sempre necessario un accordo con i Popolari.  La novità, come già detto, è che i Popolari non possono fare spallucce rispetto alle istanze sovraniste di cui sono fortemente attraversati al loro interno e soprattutto minacciati elettoralmente alla loro destra da tre formazioni sovraniste europee uscite dalla marginalità nella politica continentale ( ECR con 59, EFDD con 54 e ENL con 64) di cui i popolari non possono non tenere conto nei riverberi nazionali ed europei. Tanto per fare un esempio esplicativo: se Orban uscisse dai Popolari e confluisse nel gruppo di Salvini, il fronte dei tre gruppi Sovranisti diverrebbe maggioranza superando i Popolari, e ciò sarebbe significativo perché Orban esprime anche un membro nel Consiglio di Europa che potrebbe guidare  un fronte massiccio dei paesi di Visegrad in chiave anti governi popolari, a cui aggiungendosi la Nazione con la seconda economia industriale del Continente, cioè l’Italia, realizzerebbe una spaccatura così forte ed evidente prima al Centro e poi nell’Unione Europea  che potrebbe scassarsi in breve tempo, specie quando dall’esterno dovessero irrompere manone pesanti come quelle di Donald Trump o Vladimir Putin.

Per questi motivi  le ambizioni di Salvini di poter incidere sulle nomine della prossima Commissione e della BCE non sono delle pie speranze, né il battere insensato dei pugni sul tavolo, ma concretezze a cui poter pervenire realisticamente. La continuità dell’accordo Popolari e Socialisti, e perciò il perpetrarsi dell’Austerity, non è affatto scontata così come i Media si sono affrettati a propalare alla stregua degli exit poll, vinti sempre dai loro beniamini fin quando il giorno dopo si registrano dati molto diversi e sempre più spesso di segno opposto.

In conclusione è bene considerare due notizie che rendono un’idea delle manovre di palazzo in atto, al cui dipanarsi sarà possibile dire chi realmente avrà vinto queste importanti Elezioni in Europa.

Il giornalista Amodeo ci ha informato che per il 30 di maggio è stato convocato il Bilderberg e come italiani esterni, sono stati invitati tre illustri personaggi. Oltre a Lilli Gruber, è stato invitato il capo politico del PD,  Matteo Renzi, e un importante giornalista del Fatto Quotidiano molto vicino a Marco Travaglio, che come tutti sappiamo è uno dei guru politici dei Pentastellati, forse il più carismatico. Riuscirà l’impresa di costruire una maggioranza politica in Italia tra PD e 5 stelle per depotenziare la spinta italiana in Europa con un Governo che ritornasse ad essere subalterno alla Merkel e Macron?

Dall’altra parte del campo, il grande vecchio del Centrodestra, Silvio Berlusconi, comunque forte di mezzo milione di voti personali e del suo ritorno in un’Aula politica, ha pubblicamente dichiarato di essere stato invitato da Orban per un confronto.  Riuscirà ad attuarsi un’alleanza tra Popolari e gruppi Sovranisti per mettere un macigno sul tavolo del Consiglio Europeo e così attuare una discontinuità rispetto all’Austerity Franco-Tedesca?

Chi vivrà vedrà…

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